Morte Chiara Previtali, assolto il fidanzato: “Nessun nesso con dose regalata”

La Corte d’assise d’appello di Roma conferma l’assoluzione per Francesco Gnucci. Pronto il ricorso dell'avvocato della giovane ternana

La morte di Maria Chiara Previtali, avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2020, non può essere attribuita penalmente al fidanzato Francesco Gnucci, che le iniettò una dose di eroina come “regalo” per il suo diciottesimo compleanno. Anche in secondo grado, la Corte d’assise d’appello di Roma ha assolto il giovane di Amelia, confermando la sentenza emessa nel novembre 2023 dal gup del Tribunale di Roma, Maria Gaspari.

In quella prima decisione, Gnucci era stato dichiarato non colpevole con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. I giudici d’appello hanno ritenuto ancora una volta che non vi sia alcun nesso di causalità dimostrabile tra l’iniezione di stupefacente e il malore fatale della ragazza. Secondo quanto ricostruito, la giovane era tornata ad Amelia da Roma dopo la prima assunzione di eroina a Tor Bella Monaca, aveva festeggiato con le amiche e trascorso la serata con il fidanzato nella loro abitazione di via delle Rimembranze. Si era poi addormentata, senza più risvegliarsi.

Francesco Gnucci, al risveglio, accortosi che Maria Chiara non rispondeva, avrebbe tentato invano di rianimarla prima di allertare i soccorsi. La morte sarebbe sopraggiunta nel sonno, a distanza di ore dall’assunzione, rendendo difficile stabilire un rapporto diretto tra l’iniezione e il decesso.

La procura di Roma, non condividendo l’assoluzione in primo grado, aveva presentato ricorso, chiedendo quattro anni e tre mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. Tuttavia, la Corte ha confermato la linea difensiva degli avvocati di Gnucci, in particolare Francesca Carcascio, secondo cui il giovane avrebbe agito senza dolo e con attenzione, rispondendo a una richiesta esplicita della ragazza.

Il legale della famiglia Previtali, l’avvocato Manlio Morcella, ha espresso profondo dissenso verso la sentenza d’appello, definendola “inaspettata” e anticipando l’intenzione di portare il caso in Cassazione, affinché venga rivista la decisione dei primi due gradi di giudizio. Morcella ha sottolineato come il procuratore generale, durante l’udienza, avesse illustrato una requisitoria dettagliata e severa contro l’assoluzione, rafforzando la convinzione della parte civile nella responsabilità dell’imputato.

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