Cinque operatori sanitari in servizio presso la casa circondariale di Terni sono finiti al centro di un procedimento giudiziario che potrebbe condurre a un processo. Il pubblico ministero Elena Neri della Procura della Repubblica di Terni ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per quattro medici penitenziari e per il dirigente del presidio sanitario interno all’istituto, con l’accusa di cooperazione colposa in lesioni personali gravissime. Ne riferisce Umbria24
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i sanitari sarebbero responsabili di “negligenza, imprudenza e imperizia” nella gestione clinica di un detenuto, al quale è stato diagnosticato un melanoma in fase avanzata solo nel 2020, più di due anni dopo la prima richiesta di visita dermatologica, datata 14 giugno 2018. Il grave ritardo avrebbe comportato la diffusione di plurime metastasi cerebrali, compromettendo in modo irreversibile lo stato di salute del paziente.
Il pm scrive che il detenuto avrebbe subito lesioni personali gravissime, tra cui “l’insorgenza di una malattia probabilmente insanabile”, a causa del ritardo con cui è stato effettuato l’intervento chirurgico, avvenuto solo il 12 ottobre 2020. Una circostanza che, secondo l’accusa, ha avuto conseguenze devastanti e irreversibili per il paziente.
“Indebitamente omettevano, quali pubblici ufficiali, di compiere un atto del proprio ufficio che, per ragioni di sanità, doveva essere compiuto senza ritardo”, si legge nelle carte della Procura. Gli inquirenti sostengono che i sanitari non abbiano attivato tempestivamente il necessario percorso diagnostico e terapeutico, violando così il loro dovere di intervento come previsto per i pubblici ufficiali in ambito sanitario.
Tra le fonti di prova presentate dall’accusa figurano informative, denunce, consulenze medico-legali, oltre alla cartella clinica, al diario sanitario del paziente e a numerosi verbali di sommarie informazioni raccolti durante le indagini. Una mole documentale che punta a dimostrare la responsabilità congiunta dei cinque sanitari nell’omissione di atti dovuti e nella gestione ritenuta inadeguata del caso clinico.
L’udienza preliminare, inizialmente fissata, è stata rinviata al prossimo 17 settembre, data in cui il giudice deciderà se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura o disporre altri approfondimenti istruttori.