Fiume Paglia, è scontro sulla diga fra Autorità di Bacino e Comuni: “Inutile e dannosa”

Allerona e Castel Viscardo ma anche un comitato civico contrari alla realizzazione dell'opera, ritenuta invece necessaria dall'ente. Ma cittadini e Comuni denunciano l’assenza di confronto e chiedono soluzioni naturali e sostenibili.

Il progetto di una diga sul fiume Paglia ha acceso una forte opposizione popolare e istituzionale. L’infrastruttura, proposta dall’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, dovrebbe sorgere in Umbria, tra il parco della Selva di Meana e quello di Monte Rufeno, toccando indirettamente anche la Toscana e il Lazio, regioni attraversate dal corso d’acqua. Obiettivo dell’intervento è mettere in sicurezza idraulica l’area, soggetta a rischio di esondazioni. Ma il piano ha sollevato numerose critiche.

Le principali contestazioni riguardano l’assenza di un reale confronto con le comunità locali, come invece richiesto dalle normative sul dibattito pubblico. I cittadini, affiancati dai consigli comunali di Allerona e Castel Viscardo, denunciano un progetto calato dall’alto e privo di una valutazione condivisa degli impatti ambientali e socioeconomici. Entrambi i Comuni hanno approvato mozioni contrarie all’unanimità, evidenziando l’opposizione dell’intero territorio coinvolto.

La proposta della diga viene giudicata obsoleta e sproporzionata, soprattutto alla luce delle alternative già formulate da tecnici e associazioni locali. In particolare, si guarda con interesse a soluzioni di tipo naturalistico, come la creazione di micro bacini, la realizzazione di vasche di laminazione e l’ampliamento dell’alveo del fiume per favorire la naturale espansione delle acque in caso di piena. Tali strategie, sostenute anche da diversi esperti ambientali, vengono considerate più sostenibili sia dal punto di vista ecologico che economico.

Il tratto del fiume interessato, infatti, attraversa aree di grande valore naturalistico e tutelate, dove la presenza di un’infrastruttura invasiva come una diga potrebbe alterare in modo irreversibile gli equilibri ambientali. La vicinanza ai parchi di Selva di Meana e Monte Rufeno pone ulteriori interrogativi sulla compatibilità dell’opera con le normative di tutela paesaggistica e faunistica.

Massimo Luciani  del Comitato per la difesa del fiume Paglia dice al Tg3 Umbria: “Siamo contrari perchè il progetto impatta pesantmente con un territorio molto delicato e naturalistico importante, dove ci sono specie rare e aree naturali protette, oltre a  siti di interesse comunitario. In quell’area il fiume è in perfetto equilibrio idrodinamico e sedimentario”. Sulla stessa linea  Serena D’Andrea dell’associazione Associazione Protezione Civile Orvietano: “Gli stessi ingegneri hanno detto che quest’opera non serve per proteggere Roma: oltretutto si creerebbe un terrapieno di 56 metri in un territorio franoso, con 129 frane già segnalate”

L’Autorità di bacino, dal canto suo, ha difeso l’utilità del progetto come risposta al rischio idraulico crescente causato dai cambiamenti climatici. Tuttavia, la mancanza di una concertazione preliminare con il territorio rischia di minare la legittimità e l’accettabilità sociale dell’intervento, come già avvenuto in altri contesti simili.

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