Nel 2024 l’Umbria si è confermata tra le regioni italiane più in crisi per la ricerca di operai con competenze tecniche specialistiche. Il 55% delle figure richieste dalle imprese è risultato difficile da reperire, un dato superiore alla media nazionale (47,8%) e secondo solo a Friuli Venezia Giulia (55,3%) e Trentino Alto Adige (56,5%). Il report arriva dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato le stime annuali elaborate da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro.
È soprattutto il Nordest italiano a soffrire la maggiore scarsità di personale qualificato, mentre nel Mezzogiorno i datori di lavoro sembrano avere meno difficoltà a trovare le figure cercate. Sicilia, Puglia e Campania, infatti, hanno fatto registrare percentuali di reperimento più basse, intorno al 41-42%.
Tra i comparti più colpiti dalla mancanza di manodopera si evidenziano l’edilizia e il settore manifatturiero. In edilizia si fatica a trovare figure fondamentali come carpentieri, piastrellisti, ponteggiatori, gruisti e montatori. Il comparto del legno, invece, risente dell’assenza di ebanisti, verniciatori e restauratori di mobili antichi. Nel tessile e nella calzatura mancano confezionisti, modellisti, orlatori e cucitori, mentre la metalmeccanica segnala carenze critiche di saldatori, tornitori, operatori CNC e tecnici per il montaggio industriale.
Le cause di questo squilibrio sono molteplici e spesso interconnesse. Da un lato, il calo demografico e l’aumento dell’età media della popolazione stanno riducendo il numero di persone attive sul mercato del lavoro. Dall’altro, permane un forte disallineamento tra il sistema formativo e le esigenze pratiche del mondo produttivo. Le competenze richieste oggi dalle aziende non sempre trovano riscontro nei percorsi scolastici e formativi seguiti dai giovani.
A ciò si aggiunge un cambiamento culturale nelle nuove generazioni, sempre meno inclini ad accettare lavori fisicamente impegnativi, turni prolungati o condizioni di scarsa flessibilità. L’attrattività di mestieri manuali e tecnici sembra diminuire, proprio mentre le aziende ne avrebbero un bisogno crescente.
Ulteriore fattore aggravante è l’aumento delle partenze verso l’estero da parte di giovani laureati umbri, un fenomeno in crescita che impoverisce ulteriormente il territorio di competenze qualificate. Secondo i dati Istat, nel 2024 l’Umbria ha registrato il picco storico di emigrazione intellettuale, contribuendo a svuotare il mercato locale di profili professionali ad alta specializzazione.
Le prospettive non appaiono rosee: senza un adeguato intervento su formazione, orientamento scolastico e politiche per il lavoro giovanile, la difficoltà nel reperire personale tecnico rischia di diventare una costante strutturale. Un freno allo sviluppo produttivo e alla competitività dell’intero sistema economico regionale.
Io sono il saldatore,