Signora Giansanti, 25 anni da pendolare: come descrive questa esperienza?
Direi che se sono ancora viva è già un successo! In questi anni ho visto il servizio trasformarsi, ma in peggio. Trenitalia ha scelto la logica del profitto, tagliando tutto ciò che non conviene.
Quali sono gli effetti più evidenti di questa scelta?
Basta guardare la mappa: l’alta velocità si concentra su Torino-Milano-Firenze-Roma-Napoli. L’Umbria e le Marche sono completamente tagliate fuori. Se non ci opponiamo, rischiamo l’isolamento.
Quindi non è solo un problema dei pendolari?
Esatto. Non è questione solo di trattenere i ternani o attrarre romani. Qui parliamo di danni per tutto il tessuto produttivo dell’Umbria. Se il collegamento con Roma peggiora, a rimetterci è l’economia regionale.
Lei parla di un salto… indietro nel tempo.
Sì. Oggi ci mettiamo 1h40 per andare da Terni a Roma: più che 40 anni fa! È inaccettabile. Possibile che sia più facile arrivare da Roma a Napoli che da Terni a Roma? La linea lenta è del 1867: non possiamo pensare che l’unica prospettiva sia tornare al passato.
Come percepiscono i pendolari questa situazione?
C’è una consapevolezza diffusa del peggioramento. Il treno dovrebbe essere il mezzo più popolare e accessibile. Invece Trenitalia mette in contrapposizione l’alta velocità con il trasporto di massa. Ma così non si fa altro che penalizzare i pendolari.
E i disagi quotidiani?
Li conosciamo tutti: ritardi, cancellazioni, coincidenze saltate. Qualcuno dice: “pazienza, se servono a migliorare il servizio”. Ma qui i lavori non portano a un miglioramento, e questo non è accettabile.