Oltre 22.700 pensionati umbri vivono con meno di 500 euro lordi al mese, cioè circa 16 euro al giorno. È il quadro emerso dall’analisi dell’Ufficio studi della Uil Pensionati, basata su dati Inps e Istat, e diffusa nei giorni scorsi. A denunciare la gravità della situazione è Elisa Leonardi, segretaria regionale della Uil Pensionati, che ha sottolineato come queste cifre rappresentino una condizione di disagio diffuso e sempre più strutturale.
Il sistema pensionistico mostra crescenti diseguaglianze
Secondo Leonardi, le diseguaglianze nel sistema previdenziale stanno aumentando, e i numeri lo dimostrano. In Umbria vivono circa 252 mila pensionati, quasi un quarto dell’intera popolazione regionale. Di questi, oltre 224 mila ricevono un trattamento pensionistico diretto o indiretto legato a vecchiaia, invalidità o reversibilità. Tuttavia, il 9% percepisce meno di 500 euro lordi al mese, mentre quasi 36 mila non superano i 600 euro. Se si considera la soglia dei 700 euro mensili, gli interessati salgono a oltre 50 mila. A dimostrazione di un problema strutturale, si osserva che sei pensionati su dieci vivono con meno di 1.500 euro lordi al mese.
Pensioni insufficienti in un contesto di costi in aumento
“Una pensione da 700 euro oggi non ha più lo stesso valore di dieci anni fa“, spiega Leonardi. L’inflazione, il caro energia, l’aumento del costo della vita e delle spese sanitarie hanno drasticamente ridotto il potere d’acquisto dei pensionati. Anche chi riceve trattamenti pensionistici superiori ai 1.000 euro lordi mensili si trova spesso in difficoltà, soprattutto in assenza di meccanismi di rivalutazione efficaci.
Nonostante la media del reddito pensionistico annuo in Umbria sia di circa 20.270 euro lordi, ovvero 1.550 euro al mese, questa cifra è drogata dalle pensioni più alte, che innalzano artificialmente la media. La realtà è ben diversa: la maggior parte degli assegni pensionistici si colloca nella fascia bassa, lasciando moltissimi anziani in condizioni di forte disagio economico.
Il futuro previdenziale dei giovani è a rischio
Le previsioni per il futuro non sono incoraggianti. Secondo la Uil, le prossime generazioni di pensionati rischiano condizioni economiche ancora più precarie. Carriere discontinue, contratti a termine, disoccupazione prolungata e bassi salari compromettono la possibilità di maturare una pensione dignitosa. “Il rischio concreto è l’ampliamento della platea di pensionati poveri, con effetti devastanti su consumi interni, assistenza pubblica e coesione sociale”, avverte Leonardi.
Serve dunque un cambio di rotta, con politiche previdenziali più eque e misure mirate a tutelare le fasce più fragili della popolazione anziana. Tra le priorità: rivalutazione delle pensioni minime, sostegni al potere d’acquisto e investimenti nei servizi sociali per la terza età.