Il Palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto ospita il 22.Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, due giorni di dibattito pubblico sui temi della libertà di ricerca scientifica, del fine vita e dei diritti civili. Un appuntamento che arriva in un momento cruciale per l’Italia, mentre si discute del diritto al suicidio medicalmente assistito e delle condizioni per la sua applicazione. Un congresso convocato e nel segno di Laura Santi, la giornalista perugina morta pochi mesi fa: “Non rassegnatevi mai” il titolo del congresso e del motto.
Nel suo intervento d’apertura, Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione, ha ricordato come il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, ottenuto sei anni fa grazie alle disobbedienze civili, stia finalmente iniziando a essere applicato: “È stato infatti riconosciuto a 16 persone, e sono due le Regioni che hanno stabilito tempi certi di risposta a chi soffre”. Cappato ha poi denunciato i tentativi di restringere questo diritto: “Dopo anni di inerzia bipartisan, il Governo è corso ai ripari, concordando con il Vaticano una proposta di legge che ha il solo scopo di cancellare il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale”, ha dichiarato, criticando l’esclusione delle persone non attaccate a macchine e la sostituzione del Servizio Sanitario Nazionale con comitati di nomina politica.
Cappato ha lanciato un appello chiaro: “Da questo Congresso diciamo chiaro che contrasteremo il tentativo in atto, in ogni sede: non solo in Parlamento, ma anche nelle Regioni e nelle aule di Tribunale, attraverso le armi della nonviolenza, dell’azione giudiziaria e dell’attivazione degli strumenti di iniziativa popolare a ogni livello”. Ha ricordato che sono già 13 gli imputati e indagati, con 50 attivisti “associati a delinquere” con Soccorso Civile, e ha annunciato nuove forme di disobbedienza civile collettiva “per aiutare chi continua a essere costretto dallo Stato italiano a subire condizioni di sofferenza insopportabile e irreversibile”.
A prendere la parola è stata poi Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, che ha ribadito l’impegno dell’organizzazione: «Il fine vita approda per l’ottava volta in Corte Costituzionale: è la prova che la politica è ferma, mentre i diritti continuano ad avanzare grazie ai ricorsi, alle azioni giudiziarie e all’impegno delle persone che non vogliono più essere costrette a soffrire o a fuggire». Gallo ha fornito i numeri di un lavoro instancabile: 39 procedimenti aperti, di cui 24 sul fine vita e 15 sulla fecondazione assistita, più di 50 casi seguiti in fase stragiudiziale e 241 accessi agli atti su salute e carcere. “Dietro questi numeri ci sono storie”, ha ricordato, “e negli ultimi 12 mesi la Corte Costituzionale è intervenuta quattro volte, cancellando leggi ingiuste e aprendo la strada a nuove tutele”.
Il congresso ha avuto anche un momento di forte partecipazione istituzionale con l’intervento del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, che ha rivolto un messaggio di accoglienza e sostegno: “Per me, per Orvieto, questo non può essere un saluto di circostanza. È un vero e proprio abbraccio di un’intera città a Luca Coscioni, alla sua famiglia, a questa associazione che insieme alla nostra comunità ne custodisce il nome e l’eredità”. Il primo cittadino ha sottolineato il valore delle tematiche affrontate – dalla ricerca scientifica al fine vita, dai diritti delle persone con disabilità al coraggio di sfidare i tabù sociali – affermando che “difendere la libertà di scelta non significa imporre una visione ma creare le condizioni affinché ciascuno possa affrontare le proprie scelte con dignità, consapevolezza, coraggio e rispetto”.
Il motto del congresso, “Non rassegnatevi mai”, riecheggia nell’aula come invito a vigilare e ad agire. Come ha concluso il sindaco Tardani: “I diritti non si conquistano una volta per tutte, vanno difesi, consolidati e trasmessi alle generazioni future. E anche questa è un’altra grande responsabilità che ci è stata consegnata”.