Ferentillo, il Comitato scrive al Governo: “No all’eolico sui crinali appenninici, serve tutelare paesaggio e suolo agricolo”

Lettera ai ministri Lollobrigida e Pichetto Fratin per chiedere una transizione energetica sostenibile e rispettosa dell’ambiente

l Comitato “Noi Amiamo Ferentillo” ha inviato una lettera ufficiale al Governo, indirizzata ai ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza energetica), per chiedere una revisione del Decreto Energia sulle Aree Idonee destinato a disciplinare l’installazione degli impianti eolici.

Il Comitato accoglie con favore le dichiarazioni del ministro Lollobrigida, che ha richiamato la necessità di conciliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela del territorio e dell’agricoltura, ma chiede che tali principi vengano recepiti nel testo finale del decreto e trasformati in misure vincolanti.

“Transizione sì, ma non a scapito di boschi e paesaggio”

Nella nota, il Comitato sottolinea che la transizione energetica non può compromettere i suoli agricoli né i boschi appenninici, definiti “vero polmone della biodiversità”.
Secondo “Noi Amiamo Ferentillo”, i grandi impianti eolici industriali progettati lungo i crinali dell’Appennino umbro rappresentano una minaccia ambientale e paesaggistica, generando danni irreversibili al territorio: deforestazione, sbancamenti, cementificazioni, alterazioni delle sorgenti e riduzione della capacità naturale di sequestro del carbonio.

Il Comitato avverte inoltre che gli aerogeneratori, con le loro turbine in rotazione, modificano i microclimi locali, con conseguenze negative per la biodiversità, il pascolo, l’apicoltura e la raccolta dei prodotti del sottobosco. A ciò si aggiunge il rilascio di sostanze chimiche dannose come Bisfenolo-A, PFAS e fibre composite, generate dall’abrasione delle pale, che possono contaminare aria, acqua e suolo.

Il rischio per i territori e le comunità rurali

Il Comitato denuncia come questi impianti “fuori scala e poco redditizi”, con un ciclo produttivo di soli 20-25 anni e uno smaltimento difficile e costoso, finiscano per gravare proprio sulle aree interne e rurali del Paese.
“Le comunità locali – si legge nella lettera – stanno reagendo con forza a una deriva che rischia di compromettere l’integrità del paesaggio e l’equilibrio ambientale”.
Secondo il Comitato, la realizzazione di cabine elettriche, aree di stoccaggio e linee di collegamento su terreni agricoli favorisce speculazioni finanziarie legate alla compravendita di terreni, spesso acquistati come agricoli e rivenduti a prezzi esorbitanti per uso industriale, vanificando gli investimenti pubblici in agricoltura.

Le richieste del Comitato al Governo

“Noi Amiamo Ferentillo” chiede al Governo di applicare in modo rigoroso il principio di precauzione, tutelando ambiente, paesaggio e sicurezza idrogeologica, e di garantire il rispetto della Convenzione di Aarhus, del principio DNSH (Do No Significant Harm) e dei diritti dei Domini Collettivi.

In particolare, il Comitato sollecita che nel Decreto Legislativo sulle Aree Idonee venga inserito come obiettivo prioritario l’azzeramento del consumo di suolo, considerandolo prevalente rispetto all’autonomia energetica.
Viene inoltre proposta una gerarchia di criteri per individuare le aree destinate agli impianti da fonti rinnovabili, in modo da limitare al minimo l’impatto ambientale: aree da bonificare, da utilizzare solo dopo la riqualificazione, con incentivi e semplificazioni per favorire il recupero; coperture esistenti (tetti, parcheggi, strutture), dove l’installazione non limita la fruizione degli spazi; aree già pavimentate, come piazzali o superfici inutilizzate, purché non sottraggano terreno alla rigenerazione naturale; aree afferenti a nuove costruzioni, solo se già edificate o compromesse; in ultima istanza, l’utilizzo di nuovo suolo dovrebbe essere fortemente scoraggiato, anche escludendo incentivi per impianti che comportino nuova cementificazione.

“Serve equilibrio tra sviluppo e tutela”

Concludendo la sua lettera, il Comitato ribadisce che “la transizione energetica non può trasformarsi in una nuova forma di consumo del territorio” e che il patrimonio naturale e paesaggistico dell’Umbria rappresenta un bene comune da difendere.
“Lo sviluppo sostenibile – scrivono – deve rispettare la vita delle comunità, l’identità dei paesaggi rurali e la sicurezza ambientale, senza sacrificare il futuro dei territori sull’altare della speculazione energetica”.

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