Terni, la lenta inesorabile agonia del centro storico: un negozio su tre ha chiuso

È il dato più allarmante emerso dalla seconda fase del Quadro Strategico di Valorizzazione (QVS), approvato dalla giunta comunale su proposta dell’assessore Marco Iapadre.

Quasi un negozio su tre nel cuore della città è chiuso o sfitto. È il dato più allarmante emerso dalla seconda fase del Quadro Strategico di Valorizzazione (QVS), approvato dalla giunta comunale su proposta dell’assessore Marco Iapadre.
L’obiettivo del documento è chiaro: rivitalizzare, riqualificare e valorizzare il centro storico, rilanciando le attività economiche e i servizi in un’ottica di rigenerazione urbana. Le aree pre in esame sono centro storico,  Fiori, stazione,  Corso Tacito, Bosco, Sant’Agnese, Gruber, Brin, Staino Campomicciolo, Città Giardino, Turati – Ponte Romano, stadio-Prati, Carducci, Battisti e Cardeto

Secondo la mappatura contenuta nell’“Atlante urbano”, nel centro storico di Terni – dove risiedono 7.141 abitanti e 3.794 nuclei familiari – sono state censite 970 attività commerciali nelle zone Corso Tacito, via Garibaldi, Corso Vecchio, via Fratini, via Castello, via Roma, via Cavour, via Primo Maggio, corso del Popolo e via Angeloni

Il comparto più consistente è quello non alimentare, con 212 esercizi, in cui spiccano i negozi di abbigliamento (155) seguiti dalla ristorazione e somministrazione (143 attività). Un altro 28% delle attività rientra nella categoria dei servizi generici.

Ma il dato che preoccupa è un altro: 274 vetrine vuote, pari al 28% del totale. Una percentuale che colpisce tutte le vie principali. Il record negativo spetta a Corso Vecchio, con 93 locali sfitti, seguito da via Roma (77) e Corso Tacito (66).

Il QVS, nelle intenzioni del Comune, non sarà solo un elenco di dati.Il Comune punta  infatti a un piano di rilancio in più fasi, con interventi mirati per incentivare nuove aperture e rendere più attrattivo il centro cittadino. “Serve una strategia condivisa – spiega l’assessore Iapadre – per riportare vita e funzioni nel cuore della città”.
Il documento, strutturato in tre capitoli e sedici aree di intervento, parte da un inquadramento generale degli spazi pubblici e dei poli funzionali, per arrivare poi a un’analisi capillare delle zone cittadine.
Nel caso del centro, la sfida principale è invertire la tendenza allo svuotamento commerciale, stimolando nuove aperture e rendendo più attrattivi gli spazi oggi inutilizzati.

Un compito tutt’altro che semplice, ma decisivo per il futuro del cuore della città: perché un centro con troppe serrande abbassate rischia di perdere non solo vitalità economica, ma anche identità e socialità

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4 mesi fa

È colpa dei comunisti ma per fortuna è arrivato il Marchese del Grillo della serie io so io voi non siete un caxxo con i suoi discepoli io li chiamerei in un’altro modo ma meglio chiudere.

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4 mesi fa

Sempre la stessa solfa

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4 mesi fa

Bah, in tante bellissime città d’Europa il centro è completamente e realmente pedonalizzato. Ci sono tantissime caffetterie, ristoranti e tanto passeggio. Pochi negozi, perché alla fine stanno bene nei centri commerciali.

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4 mesi fa

Continuate a tenere troppo alti gli affitti

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4 mesi fa

Però aprite i centri commerciali. Cara gente andate dal negozio sotto casa invece di andare al centro commerciale, vedrete che i negozi al centro rimangono aperti.

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4 mesi fa

NON CI STANNO LI SORDI!!!!

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4 mesi fa

CHE TRISTEZZA RAGAZZI! OVUNQUE VAI È TUTTO CHIUSO. CARO BANDECCHI MA TERNI NON DOVEVA DIVENTARE COME DUBAI? VERGOGNATI E VATTENE DA TERNI.

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4 mesi fa

Terni , un grande dormitorio !!!!!!!!

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4 mesi fa

Sempre più mega Centri commerciali..
Oltretutto mandiamo tutti i soldi all’estero

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4 mesi fa

Questo dispiace meno commercio meno lavoro.
Bisogna cercare di invertire la tendenza con
agevolazioni ed incentivi per aprire attivita’
Compito che spetta alla poltica senza differenze
di schieramento qui bisogna schierarsi a favore
della citta’ dei Ternani tutti degli Umbri tutti
dell’ Italia tutta degli Italiani tutti.Ma quando
ci riusciremo mai se ci remiamo contro e facciamo piu’ figli almeno due a famiglia.

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