La Regione dell’Umbria si muove dopo le polemiche relative allo squilibrio sui comuni che beneficeranno delle agevolazioni Zes, con appena tre realtà del ternano (Terni, Narni e Sangemini). Una vicenda che sta già scatenando contrasti politici.
Ma lo squilibrio riguarda molti altri Comuni, visto che sono appena 37 su 92 quelli che ne beneficeranno, dei quali appunto 34 nel perugino.
In una nota, Palazzo Donini precisa che “La delibera n. 961 del 13 ottobre 2021, approvata dalla Giunta regionale allora guidata da Donatella Tesei, ha individuato le aree umbre rientranti nel perimetro previsto dall’articolo 107.3, lettera C) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente agli Stati membri di concedere aiuti di Stato in determinate zone svantaggiate. Queste aree sono le uniche a poter usufruire del credito d’imposta.
Diversamente, la semplificazione amministrativa, che prevede un’autorizzazione unica con tempi massimi di 60 giorni, è estesa all’intero territorio regionale. Ciò crea una disparità significativa: da una parte, tutti i comuni beneficiano di una burocrazia più snella; dall’altra, solo una parte può accedere agli incentivi fiscali destinati a stimolare gli investimenti”
Parole che fanno eco a quelle pronunciate in merito proprio dal Movimento 5 Stelle.
Riequilibrio normativo da raggiungere
“La Regione Umbria, con la nuova presidente Stefania Proietti – dice ancora la nota – ha sollevato la questione a livello governativo, chiedendo una revisione del perimetro di applicazione del credito d’imposta, per garantire una distribuzione più equa delle opportunità di sviluppo. L’iniziativa è stata portata avanti in collaborazione con il presidente della Regione Marche, con l’obiettivo di armonizzare i criteri tra comuni beneficiari ed esclusi.
L’azione politica si è svolta in coordinamento con il commissario Zes Giuseppe Romano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il ministro della Coesione Tommaso Foti. L’obiettivo dichiarato è sensibilizzare il Governo rispetto al rischio di ulteriori squilibri socio-economici derivanti da una differenziazione tra comuni limitrofi, alcuni dei quali esclusi da misure chiave per lo sviluppo locale.
Lo studio alla base della richiesta è stato realizzato da Sviluppumbria, l’agenzia regionale per lo sviluppo, ed evidenzia le criticità territoriali che potrebbero acuirsi qualora non venisse ampliata la platea dei beneficiari. La presidente Proietti ha sottolineato l’importanza di un approccio unitario: secondo la Regione, le opportunità di crescita non possono essere riservate a pochi territori, ma devono rappresentare una leva per il rilancio omogeneo dell’intera Umbria.
Il nodo da risolvere resta dunque quello del riequilibrio normativo, affinché anche i comuni oggi esclusi possano godere delle stesse condizioni per attrarre imprese e sostenere la ripresa economica. Il confronto tra Regioni e Governo prosegue, con l’intento di garantire un accesso equo agli strumenti previsti dalla normativa europea e nazionale”