Strage di Rigopiano, parola alle difese nell’appello bis: i familiari delle vittime incalzano

Il caso torna in Corte d'Appello a Perugia con la difesa di Carlo Visca e altri dirigenti regionali coinvolti nella tragedia del 2017. Le famiglie delle vittime esprimono gratitudine per l'azione del procuratore Barlucchi.

Turno delle difese ieri pomeriggio nel processo di secondo grado bis per la strage di Rigopiano, con l’intervento degli avvocati difensori degli imputati. La tragedia, avvenuta il 18 gennaio 2017, ha provocato la morte di 29 persone nell’hotel travolto da una valanga, mentre il Corte d’Appello di Perugia è chiamato a decidere sulle responsabilità di Carlo Visca, funzionario della Protezione civile abruzzese, e di altri cinque dirigenti regionali.

Nel processo di secondo grado bis, la Cassazione aveva disposto un nuovo appello dopo che i sei dirigenti regionali erano stati assolti in primo e secondo grado. Le accuse riguardano la mancata redazione della Carta di localizzazione delle valanghe, un atto che, secondo l’accusa, avrebbe potuto evitare la tragedia, imponendo vincoli severi sulla costruzione dell’hotel in una zona potenzialmente a rischio.

Il sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi, nel corso della sua requisitoria, ha richiesto per gli imputati una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione, sostenendo che la mancata redazione del documento avrebbe impedito la costruzione dell’hotel in una zona pericolosa. La tragedia, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere evitata se i vincoli previsti dalla Carta fossero stati imposti.

Carlo Visca, uno degli imputati, ha fatto dichiarazioni spontanee in aula, mentre i familiari delle vittime, sempre presenti durante le udienze, hanno seguito attentamente il processo. Le famiglie hanno inviato una lettera di ringraziamento a Barlucchi, esprimendo gratitudine per aver sollevato la questione della prescrizione e per aver avuto il coraggio di affermare che “29 vite non possono essere cancellate da un tecnicismo”.

Il ruolo delle difese e la posizione degli imputati – Gli avvocati difensori degli imputati, tra cui Carlo Visca, hanno contestato le ricostruzioni accusatorie, cercando di smontare le tesi della Procura. L’assoluzione dei dirigenti nel processo di primo e secondo grado aveva originato una grande polemica, e il nuovo processo d’appello, voluto dalla Cassazione, è stato accolto come una nuova opportunità di giustizia per le vittime e le loro famiglie. Le difese sono intervenute, cercando di contestare le responsabilità in relazione alla mancata redazione della Carta di localizzazione delle valanghe, sostenendo che la tragedia non sarebbe stata evitabile neanche con l’applicazione di tale documento.

Le famiglie delle vittime, che hanno seguito il processo sin dall’inizio, continuano a chiedere giustizia per i loro cari. Il sostituto procuratore Barlucchi ha svolto un’importante attività di denuncia riguardo alla responsabilità per la strage, facendo riferimento anche alla difficoltà di configurare correttamente le aggravanti in relazione al reato di omicidio plurimo colposo, che era stato annullato dalla Cassazione per intervenuta prescrizione.

La richiesta di conferma delle condanne per le vittime della strage ha trovato il sostegno delle famiglie che, con una lettera inviata al procuratore, hanno sottolineato l’importanza di non dimenticare le vite perse e di continuare a lottare per la verità, in un processo che si è trasformato anche in una battaglia simbolica contro l’impunità e la burocrazia.

Il processo proseguirà con le ultime fasi di discussione e la sentenza finale, che si attende nei prossimi mesi. Le famiglie delle vittime continuano a chiedere giustizia e responsabilità, sperando che la Corte d’Appello possa finalmente dare una risposta a quella tragedia che ha segnato profondamente la comunità abruzzese e l’intera nazione.

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