I lavoratori delle fabbricerie, compreso il personale dell’Opera del Duomo di Orvieto, si riuniranno il 26 Novembre per un’assemblea nazionale convocata a quasi due anni dalla scadenza del contratto 2021-2023. La mobilitazione arriva dopo mesi di trattativa e una procedura di conciliazione conclusa senza accordo, a causa dell’“indisponibilità dell’associazione datoriale a compiere i necessari passi avanti”. A riferirlo è Andrea Pitoni, segretario generale della Fp Cgil Terni, che evidenzia l’urgenza di riaprire il negoziato con proposte economiche adeguate. Mercoledì 3 dicembre è previsto anche un flash mob sotto il Duomo di Orvieto, iniziativa che coinvolgerà gli stessi lavoratori.
Pitoni sottolinea che “l’Associazione nazionale delle fabbricerie deve tornare al tavolo con una proposta economica rispondente alle aspettative di chi, ogni giorno, garantisce l’accesso e la tutela di opere che rappresentano un patrimonio dell’umanità”. La proposta attuale, pari al 6,4% di incremento, viene giudicata non sufficiente perché “non tutela il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e non risponde alle richieste contenute nella piattaforma unitaria”, approvata nelle assemblee svolte a ottobre.
Secondo la Fp Cgil, il rinnovo del contratto deve prevedere un recupero almeno parziale dello scostamento registrato nel triennio precedente, come stabilito dalla clausola contrattuale. Il sindacato lamenta risposte ritenute elusive e non all’altezza delle necessità dei lavoratori, che svolgono quotidianamente una funzione cruciale nella conservazione, nella vigilanza e nell’accoglienza nei siti artistici e monumentali.
La mobilitazione punta quindi a ottenere aumenti tabellari adeguati, capaci di garantire una reale protezione dei salari e di riconoscere il ruolo del personale delle fabbricerie, chiamato a custodire beni culturali di valore inestimabile. Pitoni ribadisce che “servono aumenti tabellari adeguati per tutelare realmente i salari e dare risposte concrete a chi lavora ogni giorno nelle fabbricerie”.
Il sindacato chiede una riapertura immediata del tavolo negoziale, ritenendo non più rinviabile una soluzione che assicuri stabilità economica e dignità professionale ai lavoratori del settore.