Caos Treni, pendolari infuriati: “Sistema al collasso, adesso basta”

Il "lunedì nero" del primo dicembre spinge la Regione a chiedere incontro urgente con Salvini dopo mesi di disservizi

Sei ore di viaggio per percorrere la tratta Roma-Terni, ritardi fino a 70 minuti già alla partenza e un treno fatto tornare indietro a retromarcia sulla direttissima. È quanto hanno vissuto migliaia di pendolari umbri lunedì primo dicembre 2025, in quella che il Comitato Vita da Pendolari ha definito l’ennesima dimostrazione del collasso del sistema ferroviario sulla dorsale Umbria-Roma. Una situazione che ha spinto la Regione Umbria a richiedere un incontro urgente al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Il “lunedì nero” denunciato dai pendolari

“Non siamo più di fronte a semplici ritardi: è un sistema che sta collassando su se stesso”, aveva denunciato il Comitato Vita da Pendolari appena una settimana prima, durante l’audizione del 24 novembre presso la Seconda Commissione Trasporti della Regione Umbria. Neanche il tempo di registrare quell’allarme che lunedì primo dicembre si è verificato quello che l’organizzazione dei pendolari ha definito un vero e proprio “lunedì nero”.

Fin dalle prime luci del mattino, chi da Terni si è messo in viaggio verso Roma ha trovato il solito copione. Il treno delle 6:11 era già in forte ritardo prima ancora di muoversi: non dieci o quindici minuti, ma un ritardo lievitato fino a 70 minuti. Anche la corsa delle 7:40 ha subito ritardi e la consueta deviazione sulla linea lenta dopo Orte. “È diventato impossibile programmare la nostra vita. Siamo ostaggi dei disservizi”, hanno raccontato alcuni pendolari.

Il pomeriggio ha superato ogni aspettativa negativa. Un guasto alla linea elettrica tra Gallese e Orte ha mandato in tilt la circolazione. Il regionale 4514 delle 17:00 da Roma, diretto a Foligno e pieno di persone esauste, è rimasto fermo. Poi l’inverosimile: alle porte di Orte, cambio di programma con rientro a Roma Tiburtina a retromarcia del convoglio sulla direttissima e nuovo instradamento sulla linea lenta. Arrivati a Roma Tiburtina, cancellazione del treno, cambio numero e cancellazione del ritardo accumulato. Il convoglio è arrivato a Terni poco prima delle 23:00.

“Un viaggio di un’ora trasformato in sei ore di inferno”, ha denunciato chi era a bordo. Viaggiatori lasciati in balia degli eventi senza che nessuno si sia preoccupato di dare informazioni corrette o fornire una qualche forma di ristoro una volta tornati a Tiburtina, con acqua e cibo.

I dubbi sulla sicurezza della manovra

Il Comitato ha sollevato anche interrogativi sulla sicurezza della manovra di retromarcia. “Ci chiediamo se la corsa al contrario del treno sia avvenuta in sicurezza, occorre che venga aperta un’indagine dalla magistratura”, si legge nel comunicato dell’organizzazione. “Si segnala infatti che durante il passaggio delle frecce il treno subiva sommovimenti importanti, tale decisione poteva trasformarsi in tragedia. Chi sono i responsabili che si celano dietro queste decisioni?”.

Neppure le ultime corse serali si sono salvate, anch’esse trascinate sulla convenzionale e segnate da ritardi inaccettabili. Per molti lavoratori la serata, che sarebbe dovuta finire a casa con le loro famiglie, si è trasformata in un lungo percorso ad ostacoli.

Le richieste urgenti dei pendolari

“I pendolari non sono un problema da ignorare: sono cittadini che fanno vivere l’economia del territorio”, ribadisce il Comitato Vita da Pendolari, che chiede a tutti i rappresentanti politici dell’Umbria e del Centro Italia di alzare la voce pubblicamente e di mettere in campo azioni concrete in difesa del diritto alla mobilità.

L’organizzazione ha rivolto una richiesta specifica al Ministero delle Infrastrutture e al ministro Salvini: attivare un monitoraggio rigoroso sull’operato di Trenitalia nella dorsale Umbria-Roma, verificare il rispetto degli obblighi di servizio pubblico con penalità reali per chi non li garantisce, instaurare un dialogo stabile con i comitati dei pendolari.

Il riferimento ai lavori estivi è emblematico. Trenitalia ha eseguito interventi per oltre un mese, provocando disagi giornalieri con la promessa di maggiore precisione negli orari. “I risultati parlano da soli, per cui si evidenzia una stazionario livello di scarsità del servizio di trasporto pubblico, che dovrebbe essere invece uno degli obiettivi del pagamento delle tasse, ed una inefficienza strutturata nelle capacità del management almeno di questa tratta”, denuncia il comitato.

La reazione della Regione Umbria

L’assessorato ai Trasporti della Regione Umbria ha inviato una richiesta ufficiale di incontro urgente al ministro Salvini, all’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi e all’amministratore delegato di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio per discutere delle gravi problematiche del sistema ferroviario regionale.

L’assessore Francesco De Rebotti ha sottolineato come le condizioni attuali del trasporto ferroviario siano ormai “insostenibili per gli utenti”. Pur riconoscendo che la situazione è influenzata dalle responsabilità in capo a diversi soggetti e dai lavori in corso nei cantieri finanziati con il PNRR, la Regione ritiene che il problema non possa essere considerato transitorio o irrilevante.

La saturazione della linea direttissima, già nota da tempo, ha portato a una netta prevalenza dei servizi a mercato rispetto a quelli regionali. Durante gli incontri sul catalogo 2027 è emerso che i treni regionali e Intercity avranno complessivamente una sola traccia oraria, rispetto alle quattro tracce disponibili prima dell’avvio dei cantieri PNRR. “Questa scelta sta isolando ulteriormente l’Umbria, che già soffre per la mancanza di servizi di Alta Velocità, rendendo ancora più difficile la mobilità dei pendolari e il collegamento con il resto del Paese”, si legge nella nota ufficiale.

La Regione ha evidenziato come le soluzioni parziali proposte durante gli incontri istituzionali per alleviare i disagi degli utenti siano state sistematicamente ostacolate. Un esempio emblematico è la sperimentazione dei servizi duplex, sostenuta da RFI ma esclusa da Trenitalia.

“È evidente la necessità di una regia più elevata per affrontare questa delicatissima fase e garantire una svolta decisiva verso il miglioramento dei servizi per le fasce più deboli della cittadinanza e per la ricentralizzazione delle aree interne, come l’Umbria”, conclude la comunicazione ufficiale. La Regione ha richiesto che all’incontro partecipi anche una delegazione dei sindaci dei comuni maggiormente interessati dai disagi.

L’intervento della deputata Ascani

“Siamo oltre l’emergenza, la situazione dei trasporti ferroviari che collegano l’Umbria a Roma è fuori controllo”, ha dichiarato Anna Ascani, vicepresidente della Camera e deputata del Partito Democratico. “E i cittadini e le cittadine della mia regione, i pendolari che ogni giorno si muovono per lavoro e studio verso la Capitale pretendono risposte chiare, impegni precisi dal governo. Non sanno che farsene di slogan quando, com’è avvenuto ieri, per non specificati guasti alla linea arrivano a casa quattro ore dopo l’orario previsto”.

Ascani ha ricordato di aver presentato undici atti parlamentari tra emendamenti, ordini del giorno, interpellanze e interrogazioni nell’ultimo anno e mezzo per risolvere i problemi dei pendolari umbri, senza che alcun intervento risolutivo sia arrivato. “Ha fatto bene l’assessore De Rebotti a chiedere un incontro al ministero dei Trasporti. Non è più tempo di rassicurazioni vane. Occorrono soluzioni immediate”.

Il Comitato Vita da Pendolari ha annunciato che continuerà a denunciare quanto sta accadendo con nomi, date, testimonianze e dati, invitando ogni rappresentante istituzionale a mettere al centro le persone e a scegliere la dignità del trasporto pubblico. “Non più ritardi. Non più scuse. Non più pendolari invisibili”.

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