Numeri raddoppiati per un dramma che se ne porta dietro un altro. Nel territorio della Diocesi di Terni-Narni-Amelia è emergenza casa. Lo dice Martina Tessicini, presidente dell’Associazione di San Martino, che nell’ambito della annuale conferenza stampa di bilancio sulle attività sociali, fa un focus particolare sul problema.
“Le nostre strutture di accoglienza sono state sempre piene – spiega – e i numeri confermano come la questione sia ormai emergenziale: quest’anno abbiamo ospitato 35 persone a Casa Parrabbi, contro le 19 dello scorso anno. Di questi 28 stranieri e 7 italiane. Altre 22 persone (15 stranieri) sono state accolte nell’ambito del Pronto Intervento sociale attivato insieme col Comune di Terni (e in questo caso parliamo solo dei primi due mesi dell’anno). Ma anche a Narni e Spoleto la situazione non è migliore”.
Da Marzo la Diocesi ha attivato insieme al laboratorio del Centro Sociale e del Comune di Narni due progetti Pnrr che hanno visto accolte 20 persone (contro le 12 dello scorso anno) nella struttura di emergenza notturna e 16 (di cui 5 donne) in quella di asilo temporaneo. “Con il Comune di Spoleto – sottolinea- abbiamo anche provveduto all’apertura di un’ulteriore struttura in co-housing per 14 persone, anche questa sempre piena”.
Solitudine e abbandono
Un problema trasversale alle nazionalità ma che accende i fari su un altro problema: “Si tratta di persone che hanno spesso problemi di dipendenza da alcol e droga o da ludopatia – sottolinea Martina Tessicini – ma anche di persone che hanno avuto problemi con la giustizia e scontato il loro debito si sono ritrovati in stato di indigenza”. Tessicini sottolinea che non sempre la colpa è delle famiglie: “Soprattutto chi ha doppie diagnosi di dipendenza, spesso ha paura o si vergogna a farsi aiutare. Da qui l’abbandono della casa familiare, magari per non affrontare il problema o perchè non si rendono conto di averlo e le situazioni che vengono a crearsi”
L’azione della San Martino
Come spiegato da don Giuseppe Zen, direttore della Caritas, l’azione della struttura non può e non deve essere solo assistenziale: “Noi dobbiamo fungere da stimolo e aiuto perchè queste persone escano dalla povertà, quindi cerchiamo di avviare diversi circuiti”. Ecco quindi che per le persone accolte sono stati organizzati servizi come orientamento legale, lavorativo, consulenza psicologica, segretariato sociale, corsi di formazione su empowrment, educazione finanziaria, soft skill e prevenzione su abuso di sotanze.
“Per gli accolti nel servizio di housing temporaneo – sottolinea la Caritas- sono stati studiati percorsi personalizzati per la fuoriuscita dalla condizione di vulnerabilità, andando oltre i soli aiuti materiali e di prima necessit, puntando su formazione per arrivare all’autonomia economica e personale”.