La Casa Circondariale di Terni è stata teatro domenica scorsa di una violenta rivolta che ha portato alla devastazione di due sezioni detentive. A distanza di giorni, la Segreteria Nazionale del SAPPe per l’Umbria denuncia pubblicamente la lentezza con cui il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha risposto alle richieste urgenti di trasferimento dei detenuti più pericolosi, evidenziando gravi lacune nella catena di comando e nella gestione delle emergenze penitenziarie.
La rivolta e l’intervento della polizia penitenziaria
Nel corso della giornata domenicale, i reparti detentivi dell’istituto ternano hanno subito ingenti danni a seguito di disordini di straordinaria gravità. Il personale della Polizia Penitenziaria è intervenuto prontamente, riuscendo a contenere la situazione e a ripristinare l’ordine, scongiurando conseguenze ancora più gravi per l’intera comunità penitenziaria. L’intervento è stato definito dal SAPPe come contraddistinto da grande senso del dovere e professionalità encomiabile.
La richiesta urgente rimasta senza risposta
Nell’immediatezza dei fatti, la Direzione dell’istituto e il SAPPe avevano congiuntamente inoltrato con carattere d’urgenza una richiesta formale per il trasferimento di almeno cinquanta detenuti, individuando come priorità assoluta l’allontanamento di una decina dei soggetti ritenuti maggiormente responsabili della sommossa. La richiesta era stata avallata anche dal Provveditorato Regionale.
Nonostante l’urgenza dichiarata, l’Ufficio Detenuti del DAP ha risposto negativamente, e lo ha fatto soltanto dopo giorni di attesa. Questo esito ha suscitato la dura reazione del sindacato, che considera tale comportamento istituzionalmente inaccettabile in presenza di una situazione emergenziale conclamata.
Il risultato parziale ottenuto dopo pressioni reiterate
Solo grazie alle pressanti sollecitazioni della Segreteria Regionale nei confronti del Provveditorato Regionale di Perugia, e dell’intervento diretto della Segreteria Generale del SAPPe sul Dipartimento, è stato possibile ottenere nella giornata del 27 Febbraio l’impegno formale del Provveditore per il trasferimento di almeno dieci detenuti verso altri istituti del distretto Umbria-Marche. Un risultato definito parziale, raggiunto in un contesto già fortemente provato dall’enorme sovraffollamento e dalle carenze organiche che caratterizzano l’intero distretto.
Il nodo del ritardo burocratico
Il SAPPe Umbria non si limita a registrare il risultato ottenuto, ma punta il dito con forza sulla tempistica della risposta istituzionale. Il ritardo, secondo il sindacato, non costituisce un mero dato procedurale: incide direttamente sul morale e sulla motivazione degli operatori penitenziari, che si trovano a fronteggiare emergenze di ordine pubblico interno e, contestualmente, ad attendere giorni prima di ricevere supporto concreto dalle strutture centrali e regionali preposte.
La denuncia assume particolare rilevanza in un contesto in cui le carceri italiane registrano livelli di sovraffollamento strutturali, con personale ridotto e pressioni quotidiane sempre più difficili da sostenere. Il caso di Terni diventa così emblematico di una disfunzione sistemica che il sindacato chiede venga affrontata attraverso procedure di intervento più celeri e protocolli emergenziali chiari ed efficaci.
La richiesta al DAP
Il SAPPe Umbria auspica che quanto accaduto nella casa circondariale ternana serva da monito per l’adozione di procedure operative più rapide da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, capaci di garantire risposte immediate agli istituti in difficoltà, a tutela del personale in servizio e della sicurezza dell’intero sistema penitenziario nazionale.
Direi, se del caso, spediti a casa loro se qui non gradiscono le nostre sistemazioni all-inclusive.