Sangemini, scontro sul bando per le acque: “Ignorato progetto termale”

Il sindaco Clementella e l'assessore Burrai attaccano la giunta regionale dopo il bando per le acque minerali, mentre il consigliere M5S Diomedi difende la posizione tecnica dell'ente

Il comune di San Gemini è al centro di una accesa disputa istituzionale con la Regione Umbria dopo che quest’ultima ha pubblicato il bando per l’assegnazione delle concessioni delle acque minerali del bacino locale. Il sindaco Luciano Clementella ha denunciato pubblicamente l’atteggiamento della giunta regionale, accusandola di ignorare le istanze del territorio e di frenare lo sviluppo economico e turistico dell’intera area. Lo scontro, esploso nelle ultime settimane, si inserisce nel dibattito sul progetto Terme di San Gemini, un’iniziativa privata che prevede la realizzazione di un parco termale capace di generare almeno 50 posti di lavoro diretti e oltre centomila presenze turistiche annue.

Il primo cittadino ha attaccato senza mezzi termini: secondo Clementella, la Regione non può “voltare lo sguardo altrove” senza prima creare le condizioni necessarie per avviare il progetto termale, preservando al contempo l’occupazione dell’attuale stabilimento di imbottigliamento. Nella sua visione, il polo termale non rappresenterebbe una minaccia per l’azienda esistente, ma genererebbe anzi una “sinergia importante e non conflittuale” tra le due realtà produttive.

A sostenere il sindaco è intervenuta l’assessore al turismo Micol Burrai, che ha denunciato una serie di richieste di incontro rimaste senza risposta. L’assessore ha ricordato come il comune si sia spinto fino alla BIT di Milano per sollecitare un confronto con la Regione, ricevendo in cambio “silenzi assordanti” e disdette di appuntamenti mai onorati. “Quale prezzo sta pagando San Gemini?” ha chiesto Burrai, lasciando intendere un possibile trattamento differenziato rispetto ad altri territori umbri.

La replica è arrivata da Diego Diomedi, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, che ha fornito una ricostruzione alternativa dei fatti. Diomedi ha innanzitutto ricordato che le concessioni idriche sono scadute nel 2024, lo stesso anno in cui si è insediata l’attuale giunta regionale, e ha sottolineato una contraddizione nelle dichiarazioni del sindaco: in un recente consiglio comunale, Clementella aveva parlato di “continue interlocuzioni” con la Regione e di un incontro avvenuto proprio alla BIT con l’assessore regionale al turismo Simona Meloni.

Il consigliere pentastellato ha poi sollevato una questione tecnica di rilievo: l’acqua San Gemini non è classificata come acqua termale da contatto, bensì come acqua minerale destinata al consumo per via orale. La tradizione storica del territorio è legata alle cure idropiniche, ossia all’assunzione di acqua minerale come trattamento terapeutico. Secondo Diomedi, destinare la risorsa a un uso termale significherebbe snaturarne la vocazione originaria e disperdere un patrimonio di fama internazionale.

Sul presunto pregiudizio della Regione, Diomedi ha citato una riunione in Prefettura alla presenza del sindaco, del prefetto, dei sindacati e dell’assessore regionale Thomas De Luca, nel corso della quale quest’ultimo avrebbe chiarito in modo netto l’impossibilità tecnica e amministrativa di procedere allo scorporo delle concessioni. Una posizione che, secondo il consigliere, non configura una chiusura ideologica ma risponde a precisi vincoli normativi, poiché lo scorporo rischierebbe di compromettere la continuità produttiva dell’azienda Sangemini, con il rischio concreto di una sua chiusura.

Diomedi ha infine precisato che la delibera regionale non esclude affatto la vocazione termale: al contrario, l’uso plurimo della risorsa — compreso quello termale — è espressamente citato come elemento premiale nel bando. Il punto fermo della Regione riguarda esclusivamente lo scorporo della concessione, non la possibilità di sviluppare attività termali nell’ambito della stessa concessione integrata.

Al centro del dibattito rimane quindi la tutela dell’azienda storica di imbottigliamento, considerata da più parti un pilastro economico e identitario di San Gemini, da affiancare — e non sostituire — con eventuali nuove iniziative imprenditoriali sul territorio.

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