Rissa nell’infermeria del carcere: agente ferito e trasportato in ospedale

Il grido d'allarme del Sappe. "Non è possibile che gli agenti debbano continuare a subire queste violenze sul luogo di lavoro, siamo noi i veri torturati"

Nuovo episodio di violenza al carcere  di Terni. Nella mattinata del 10 dicembre, una rissa fra detenuti nordafricani, forse per una resa dei conti, è andata in scena sulle scale dell’infermeria. A darne notizia è il Sappe, nella persona del segretario per l’Umbria Fabrizio Bonino.

“Alcuni agenti, udite le urla, sono intervenuti immediatamente per sedarla- spiega – ma in questa  circostanza uno di loro èstato scaraventato a terra con violenza battendo la nuca e la schiena: a fatica gli altri sono riusciti a riportare la calma e prestare soccorso al povero collega che è stato poi accompagnato in infermeria”. Successivamente però l’agente è stato trasportato all’ospedale per accertamenti.

Nell’esprimere solidarietà all’agente il Sappe: “Serve più personale a Sabbione e serve maggiore tutela per i poliziotti con leggi adeguate: i veri torturati siamo noi. Ora servono i fatti”

“Il dato oggettivo – aggiunge il segretario nazionale Donato Capece – è che il personale di polizia penitenziaria di Terni è stremato dai logoranti ritmi di lavoro. Serve un’organizzazione lavorativa più stabile, più unità di Polizia Penitenziaria da reperire e inviare presso il carcere di Terni mediante un interpello esteso in ambito nazionale, anche con trattamento economico di missione forfettaria”, evidenzia

“Il lavoro in carcere è un lavoro oscuro, perché quando viene arrestato un pericoloso latitante la vicenda finisce sulle pagine dei giornali, ma tutto quello che accade successivamente, negli anni a seguire, è oscuro e non subirà la stessa sorte, non comparirà sulle pagine dei giornali né in televisione, non farà notizia”

Da qui l’appello a investire sulla sicurezza, non solo su Terni ma anche per tutte le altre strutture detentive umbre: “La polizia penitenziaria è un baluardo nella difesa della società- sottolinea – dimostrando di avere in sé tutti i numeri, le capacità, le risorse, gli strumenti per impegnarsi ancora di più nella lotta contro la criminalità, per impegnarsi non soltanto dentro il carcere, ma anche fuori dal carcere”, conclude Capece.

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