Sindacati contro Enel: “Solo logiche di taglio alla base della chiusura della teleconduzione

Presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil: "Tutte le istituzioni e la politica intervengano"

All’origine delle scelte di Enel c’è una logica del risparmio che prescinde da altri obiettivi di sviluppo. Lo stesso sta avvenendo a Terni, dove si sta chiudendo il posto di teleconduzione, con ricadute negative sul territorio in termini di servizi di occupazione. Lo sottolineano i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, i quali, con dati alla mano, cercano di dimostrare come le logiche dell’azienda siano solo quelle del risparmio. Si stigmatizza l’atteggiamento che Enel starebbe mettendo “in tutte le relazioni sindacali e industriali” e “in tutte le società del gruppo“.

Spiegano i rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl e Uil: “I costi di gestione del personale sono irrisori (circa l’8% del bilancio globale), nonostante le entrate garantite dalle quote che Enel percepisce quale concessionaria di vari servizi come quello della distribuzione elettrica, o della gestione degli impianti di generazione, come appunto quelli per la produzione idroelettrica nel caso specifico. L’azienda, malgrado tutto, ha inviato alle organizzazioni sindacali una richiesta di incontro perché ha la ferrea intenzione di proseguire con la chiusura del posto di teleconduzione e quindi di procedere con le valutazioni riguardo i riflessi sul personale interessato“. Questo, per i sindacati, può rappresentare l’atto finale del depotenziamento degli assets sul territorio regionale già svuotato di tutte le funzioni strategiche. Per questo, lanciano un ultimo appello a tutte le istituzioni e alle forze politiche, affinché ci si impegni in modo fattivo per scongiurare l’ennesima perdita in Umbria di un asset fondamentale: “Alle logiche non più sostenibili da parte di Enel prettamente economiche, chiediamo a tutti di far prevalere la sicurezza del territorio ternano, la salvaguardia dell’occupazione sul territorio umbro e che si interrompa drasticamente il continuo depauperamento della nostra Regione nei confronti dei servizi essenziali e fondamentali“.

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