In Umbria, secondo i dati dell’ufficio studi di Confcommercio, tra i lavoratori del terziario, del commercio e del turismo ce ne sta circa uno ogni quaranta con contratto pirata. Emerge, questo da uno studio secondo il quale in tutta la regione i lavoratori con questo tipo di contratto sono 1.515, pari al 2,3% del totale nei settori del terziario, commercio, turismo e pubblici esercizi, che annoverano oltre 65.000 dipendenti totali.
L’Umbria, nella graduatoria nazionale del 2024 legata al fenomeno, sta meglio rispetto alla media nazionale che è del 3,51%. Nel dato specifico della provincia di Terni, i contratti pirata (cioè quelli stipulati da sindacati e associazioni datoriali non rappresentative che prevedono condizioni inferiori rispetto ai contratti nazionali) sono il 2,9%, con un dato leggermente superiore alla media regionale. “Bisogna intervenire con urgenza – ha commentato Giorgio Mencaroni, presidente di Confocommercio Umbria – rafforzando il principio della rappresentatività e promuovendo contratti collettivi di qualità che garantiscano tutele adeguate e welfare integrativo. Confcommercio Umbria ha già iniziato a confrontarsi con i sindacati a breve proporrà un incontro per definire azioni comuni di contrasto al fenomeno“.