Il Comune di Terni chiede una soluzione transitoria sul costo dell’energia e sui rottami di ferro per garantire il futuro di AST, l’acciaieria ternana. A dichiararlo è l’assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali, dopo la riunione svoltasi ieri al Mimit alla presenza del ministro Adolfo Urso. Al tavolo sedevano istituzioni locali, Governo, azienda e organizzazioni sindacali. Secondo Cardinali, il nodo che mette a rischio i piani dell’azienda resta quello dell’energia: «Il punto decisivo rimane il costo dell’energia».
Energia, il fattore che frena gli investimenti
Cardinali definisce la questione energetica il passaggio cruciale dell’intera vertenza. Senza un intervento strutturale, avverte, «proprio questo fattore rischia di compromettere gli investimenti realizzati e quelli programmati».
L’amministrazione ha inoltre portato il tema oltre il caso AST. L’energia a costi competitivi, spiega l’assessore, serve alla siderurgia ma anche alla chimica, all’artigianato, alle piccole e medie imprese e a tutto il sistema manifatturiero che costituisce ancora una componente fondamentale dell’economia cittadina.
Da qui la richiesta del Comune: lavorare da subito a una soluzione transitoria su energia e rottami e, allo stesso tempo, a una strategia strutturale, coinvolgendo il Governo e la Commissione europea per individuare strumenti compatibili con le regole comunitarie. «AST e il sistema produttivo ternano non possono aspettare il 2029», afferma Cardinali.
Il tavolo al Mimit e i numeri dell’azienda
La riunione ha confermato, secondo l’assessore, un punto su cui tutti i soggetti sembrano convergere: AST è un asset strategico per Terni e per il sistema industriale nazionale, e vanno create le condizioni perché continui a investire e produrre sul territorio. La presenza del ministro Urso è per Cardinali un «segnale concreto» dell’attenzione del Governo verso la siderurgia italiana, attenzione che ora deve tradursi in soluzioni di lungo periodo.
Sul piano dei numeri, l’azienda ha indicato investimenti superiori a 500 milioni di euro dal 2022. La cifra può crescere fino a valori prossimi al miliardo, a patto che esistano condizioni produttive ed economiche sostenibili. Per Cardinali «siamo di fronte a quello che può diventare un vero new deal per il manifatturiero e per la città di Terni», un progetto che riunisce decarbonizzazione, efficientamento energetico, recupero ambientale e nuove prospettive energetiche.
Sul ruolo dell’amministrazione, l’assessore precisa: «Il Comune di Terni non è stato e non intende essere uno spettatore». Il Comune, aggiunge, è intervenuto su energia, investimenti, infrastrutture, sostenibilità ambientale e rapporto tra grande industria e città, con un atteggiamento propositivo e, quando necessario, con un forte ruolo di stimolo.
Landfill mining a Valle e rampa scorie chiusa
Sul fronte ambientale, Cardinali annuncia che nei prossimi giorni partirà il progetto di landfill mining della discarica di Valle, di proprietà del Comune. L’intervento prevede il recupero di materiali da un sito che rappresenta l’eredità di decenni di produzione, in linea con i principi dell’economia circolare. L’assessore riferisce che AST ha risposto con attenzione e disponibilità alle sollecitazioni dell’amministrazione.
Nello stesso percorso rientra l’impianto della rampa scorie chiusa, descritto come «soluzione di assoluta avanguardia e unicum a livello mondiale», esempio di come innovazione industriale e sostenibilità ambientale possano procedere insieme.
Le concessioni idroelettriche in scadenza nel 2029
Un altro capitolo riguarda le concessioni idroelettriche in scadenza nel 2029. La Regione ha illustrato l’ipotesi di una società a maggioranza pubblica, con un socio operativo privato e la possibile partecipazione delle imprese energivore. Tra gli strumenti allo studio figurano quote di produzione riservate e contratti energetici di lungo periodo. Il Comune intende seguire il percorso da protagonista.
Cardinali richiama la storia industriale della città: la centrale di Galleto e lo sviluppo dell’asta idroelettrica Nera-Velino nascono nei primi decenni del Novecento, nell’intreccio tra acciaio, chimica ed energia che ha costruito la Terni industriale. Per l’amministrazione il 2029 non deve essere solo una scadenza amministrativa, ma l’occasione per ricostruire in chiave moderna il rapporto tra l’energia prodotta sul territorio e il suo sviluppo economico.
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