Ius Scholae, in Umbria interessati 821 bambini. E intanto gli under 10 sono in caduta libera

Il dato della Svimeza: Umbria ultima in Italia per numero di bambini fra i 5 ed i 9 anni: "La riforma della cittadinanza è chiave per ringiovanire un Paese che invecchia"

Sono 821 i bambini di origine straniera che frequentano la scuola primaria in Umbria e che potrebbero ottenere la cittadinanza italiana con l’applicazione dello Ius Scholae. Questa stima, fornita da Svimez, riflette l’impatto di una norma considerata un passo importante verso l’inclusione sociale e l’uguaglianza. Su scala nazionale, il numero totale di bambini che potrebbero beneficiare della riforma ammonta a circa 48.000

Lo ius scholae prevede il conferimento della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni, purché abbiano frequentato scuole italiane per almeno cinque anni. La stima di Svimez si concentra sui bambini della scuola primaria, il che suggerisce che il numero finale di beneficiari potrebbe essere leggermente superiore. In Umbria, la presenza di studenti stranieri nelle scuole primarie è particolarmente significativa, con il 16,1 percento degli alunni totali, un dato superiore alla media nazionale del 14.

Secondo Svimez, l’Umbria si colloca dietro regioni come l’Emilia Romagna (23,2), la Lombardia (22) e la Liguria (20,4). Tuttavia, nei comuni umbri con una sola scuola primaria e meno di 125 alunni, la percentuale di studenti stranieri è del 12,1, una cifra comunque superiore alla media nazionale del 10,6. Anche in questo caso, l’Umbria si posiziona dietro regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana

Sul fronte demografico, Svimez segnala che senza lo Ius Scholae, l’Umbria sarebbe fortemente penalizzata: secondo l’analisi, infatti, lo scorso anno in Umbria c’erano 33.519 bambini fra i 5 ed i 9 anni, ma fra ma tra 11 anni si rischia di contarne appena 25.011, con una flessione del 25,4 percento. Un dato che la mette all’ultimo posto in Italia, dove la media è del 18.6.

Secondo Luca Bianchi, direttore della Svimez: “Lo Ius Scholae  rappresenta un atto necessario di uguaglianza sociale nei confronti di bambini e ragazzi ai quali non è riconosciuto lo status giuridico di cittadini italiani pur condividendone cultura, educazione e appartenenza. La riforma è anche un’opportunità concreta per costruire una società più inclusiva e coesa, che investe sull’accoglienza per il futuro del Paese. Legare l’acquisizione dei diritti di cittadinanza al completamento di un ciclo di studi potrebbe incentivare la permanenza in Italia dei giovani con background migratorio e delle loro famiglie, contribuendo a ringiovanire la popolazione, contenere la riduzione delle iscrizioni nelle scuole e la conseguente chiusura dei presidii scolastici”, conclude”.

Lo stop agli emendamenti in tal senso alla Camera rischia però ora di frenare il percorso.

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