Nuove tensioni politiche emergono attorno alla questione dell’accesso alle case popolari, dopo l’esclusione di una famiglia ternana dalla graduatoria per una condanna passata. Il dibattito, già acceso da tempo, ha ripreso vigore con le dichiarazioni del consigliere regionale Nilo Arcudi (Tp-Uc), che ha ribadito l’importanza di regole stringenti per garantire la legalità. “Le case popolari devono rappresentare un diritto per chi vive reali situazioni di difficoltà, ma non possono mai trasformarsi in un rifugio per chi non rispetta la legge”, ha dichiarato.
Arcudi ha risposto alle recenti ipotesi avanzate dall’assessore Fabio Barcaioli, che ha aperto a una possibile revisione della normativa regionale in seguito ad alcuni casi di esclusione dovuti a precedenti penali. Una posizione che l’esponente dell’opposizione ha duramente criticato: “Quelle regole, compreso il requisito dell’incensuratezza, furono introdotte proprio per garantire trasparenza, equità e sicurezza sociale. È sorprendente che chi governa oggi scelga di mettere in discussione principi fondamentali di responsabilità e giustizia”.
Nel suo intervento, Arcudi ha sottolineato che “le fragilità e le emergenze sociali vanno affrontate con strumenti adeguati, ma non sacrificando la legalità”. Per il consigliere, l’incensuratezza deve rimanere un criterio imprescindibile, in quanto rappresenta la base su cui costruire comunità sicure e solidali. Ha inoltre criticato le presunte ambiguità dell’attuale amministrazione: “Chi governa non può oscillare tra annunci e retromarce: la coerenza si misura nella capacità di unire il diritto alla casa con il rispetto delle regole”.
Le parole di Arcudi hanno però innescato una dura reazione da parte della famiglia esclusa dal bando, per la quale Usb e Potere al popolo hanno recentemente avviato una raccolta fondi. “Il suo comunicato non è un appello alla legalità, ma un esercizio di pura strumentalizzazione”, si legge in una nota diffusa nelle ultime ore. Secondo la famiglia, le affermazioni di Arcudi ignorano la complessità delle situazioni personali e sociali: “Non stiamo discutendo di criminali attuali, ma di una persona che ha commesso degli errori in un passato ormai lontano, ha pagato il suo debito con la giustizia e da anni ha intrapreso una vita onesta”.
La replica punta anche il dito contro la rigidità della normativa regionale: “La sua legge non punisce il reato, ma la memoria del reato”, prosegue il comunicato. Le conseguenze dell’esclusione non ricadrebbero solo sull’individuo in questione, ma sull’intero nucleo familiare, comprendente minori, anziani non autosufficienti e persone con disabilità grave. “È inaccettabile che in nome di una fredda e rigida burocrazia si scelga di punire indiscriminatamente figli innocenti”.
Nel comunicato si legge ancora: “Lei accusa altri di ‘retorica vuota’, ma la sua è l’esempio perfetto di chi si nasconde dietro slogan sulla legalità per non affrontare i veri problemi”. Il messaggio si chiude con un appello alla politica: “Non servono leggi che creano altri disperati, ma interventi concreti: recuperare e assegnare migliaia di alloggi vuoti e accelerare le liste d’attesa”.