Riceviamo e pubblichiamo da Francesca Basilici, la mamma di Asia, la ventunenne ternana che recentemente si era allontanata da casa e dalla comunità incontro. Nota firmata insieme al suo avvocato Valeria Passeri.
“Questa mattina, dopo anni di silenzio, è stato istituito un tavolo tecnico sulla situazione di mia figlia Asia, per la quale il Tribunale di Sorveglianza di Spoleto ha disposto un obbligo di inserimento in REMS e il Giudice Tutelare ha emesso un decreto coercitivo che dispone ad Asl Umbria 2 di individuare una struttura sanitaria idonea per Asia. Al tavolo si sono riuniti i tre servizi – Servizi Sociali, SERD e CSM – un confronto che sarebbe dovuto avvenire almeno sei anni fa, da quando mia figlia è stata formalmente presa in carico.
Sei anni persi, durante i quali la sua salute e la vita della nostra famiglia sono state lasciate in balìa dell’abbandono. Nonostante l’istanza del nostro avvocato Valeria Passeri, la famiglia di Asia è stata esclusa dall’incontro odierno con la motivazione che si trattava soltanto di un aggiornamento tra servizi sociali e specialistici. Una decisione che appare paradossale, considerando che proprio alla famiglia viene affidato il compito di caregiver per la gestione della terapia farmacologica.
Chiediamo con forza che non si continui a discutere “sulla pelle” di mia figlia senza il coinvolgimento della famiglia, unico punto di riferimento costante e quotidiano. Non è più tempo di rinvii: servono risposte concrete, immediate e umane, lungi da scongiurate deresponsabilizzazioni che porterebbero verificarsi a fronte di perizie psichiatriche stranamente contraddittorie tra loro.
Ribadiamo il coinvolgimento immediato della famiglia nelle decisioni relative alla situazione di mia figlia, un piano di intervento concreto e tempestivo per garantire la salute e il benessere di mia figlia, la responsabilizzazione degli enti coinvolti.
Non possiamo più attendere. La salute e il benessere di mia figlia sono in gioco, e nessuna persona può ritenersi perduta in questi casi di profonda sofferenza e solitudine”.
Quindi alla famiglia spetta il dovere di caregiver, ma non può denunciare la scomparsa? Perché c’è un tutore? Ma quanto fa schifo questa nazione?