Nubi sempre più nere e dense sul futuro di Forvia. I sindacati di categoria Fim, Fiom, Uilm e le Rsu della multinazionale francese denunciano lo stato di immobilismo e la scarsa volontà di collaborare da parte della sede centrale per fare chiarezza circa la situazione occupazionale.
La vicenda è ormai nota. Forvia, che produce marmitte, infatti, ha annunciato tagli fino a 10.000 posti di lavoro nei propri stabilimenti europei, nell’ambito del programma EU-Forward, pensato per rispondere alle trasformazioni del settore automotive, come la transizione verso l’elettrico e la graduale eliminazione delle auto a combustione interna prevista per il 2035. Punto quest’ultimo, che peraltro Bruxelles ha ora messo in dicussione. Terni ha già pagato un conto salato: 50 uscite incentivate condivise con i sindacati e numerosi giorni di Cassa Integrazione per altri 50.
“Adesso c’è il rischio di ulteriori ridimensionamenti”, scrivono i sindacati. I quali denunciano che nulla è accaduto dopo il tavolo sull’automotive proprio a questo settore dedicato: “Il confronto – sottolineano -dal nostro punto di vista, sarebbe stato propedeutico a superare altri periodi di crisi e a invertire la fase di incertezza che caratterizza il plant di Terni ormai dal 2024. Un approfondimento al quale oltre al board dell’azienda nelle sue figure europee più alte, avrebbero dovuto prendere parte sindacati e istituzioni, per fare chiarezza sul futuro in termini occupazionali, industriali ed economici”
Il confronto però non c’è ancora stato, nonostante fosse previsto entro il mese di settembre. Nè, sottolineano i sindacati, è stato dato corso al secondo tentativo di confronto fissato entro la fine di Novembre: “Si tratta di un incontro a nostro avviso rimane fondamentale per costruire una prospettiva per lo stabilimento Forvia di Terni, tale da salvaguardare le produzioni e garantire i livelli occupazionali e salariali”
Via allo sciopero e alla mobilitazione
Da qui l’annuncio dello stato di agitazione e di una serie di iniziative, prima fra tutte la convocazione di un tavolo di urgente per evitare la crisi. A seguire, come spiegano, si terranno assemblee dei lavoratori per concordare insieme la migliore strategia da seguire.
Terni ha già pagato tanto
“Riteniamo – dicono i sindacati dei metalmeccanici – che, in uno schema comprensibilmente europeo di riorganizzazione della multinazionale, Terni abbia già pagato, raggiungendo,
tra l’altro, i numeri di fuoriuscite volontarie che avevamo compreso e quindi condiviso per rendere competitiva l’azienda e per affrontare un mercato che comunque rappresentava difficoltà. Nel tempo abbiamo sempre dimostrato responsabilità affinché Terni assumesse un ruolo centrale nelle strategie della multinazionale. Oggi non vorremmo, e non lo permetteremo, che Forvia Terni venga ulteriormente penalizzata o depotenziata fino al punto da non lasciarle più alcuna prospettiva”