Una raffica di ricorsi al giudice di pace di Terni scuote il sistema delle sanzioni per eccesso di velocità elevate lungo la strada statale 209 Valnerina, nel tratto ricadente nel territorio comunale ternano. Sei automobilisti — residenti della zona, habitué dei ristoranti locali e lavoratori pendolari — si sono rivolti all’avvocato Folco Trabalza per contestare una ventina di verbali notificati dal Comune di Terni, ritenendo le sanzioni illegittime alla luce di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. Ne riferisce Il Messaggero
Al centro della disputa legale c’è una questione tecnica di non poco conto: gli autovelox installati lungo la Valnerina ternana sarebbero stati soltanto approvati, ma non omologati, una distinzione che la Corte di Cassazione ha già ritenuto determinante in materia di violazioni del codice della strada. Nei ricorsi presentati, l’avvocato Trabalza richiama espressamente questo orientamento, sottolineando come «in tema di violazione del codice della strada per superamento del limite di velocità è illegittimo l’accertamento eseguito con apparecchio autovelox approvato, ma non omologato».
Gli automobilisti coinvolti non sono, come precisa il legale, pirati della strada: si tratta in larga parte di persone che percorrono quotidianamente la statale per ragioni professionali e che hanno superato di poco il limite di velocità di 50 chilometri orari imposto nel tratto in questione, accumulando nel tempo una serie di verbali. Sulla base delle argomentazioni giuridiche sviluppate, i ricorsi chiedono al giudice di annullare i verbali di accertamento e le relative sanzioni amministrative, con condanna del Comune di Terni ai danni e alle spese.
Il quadro delineato dall’avvocato Trabalza va però oltre la mera questione tecnica dell’omologazione. Nei ricorsi si legge che «il costo per le illegittime sanzioni disinvoltamente dispensate dal Comune di Terni», a carico degli automobilisti pendolari e di quanti transitano sulla strada regionale, «è rilevantissimo e trova riscontro nelle appostazioni milionarie del bilancio del Comune di Terni». Un’accusa pesante, che pone in discussione non solo la legittimità degli strumenti di rilevazione, ma anche le modalità con cui l’ente locale ha gestito gli introiti derivanti dalle contravvenzioni.
Sul piano della sicurezza stradale, i ricorsi avanzano una posizione netta: gli autovelox, e in particolare quelli privi di omologazione, non possono essere considerati lo strumento esclusivo per garantire la sicurezza degli utenti della strada. Secondo quanto riportato negli atti, la sicurezza «deve essere cercata con gli interventi e le opere strutturali sulla strada come rotonde, banchine transitabili, modifiche del percorso, gallerie e con la presenza fisica delle pattuglie delle varie polizie». La Valnerina, territorio dell’area interna in progressivo spopolamento e privo di vie di collegamento alternative, viene citata come contesto particolarmente sensibile, la cui «fragile economia» avrebbe subito un danno diretto dall’applicazione delle sanzioni.
Non si tratta di un fronte del tutto inedito. Già nell’ottobre scorso, circa una quindicina di multe comminate a una donna residente a Collestatte — immortalata dall’autovelox nei pressi di Papigno, anche per tre volte al giorno nel tragitto casa-lavoro — erano state annullate dal giudice di pace. La donna, che in precedenza aveva pagato le sanzioni senza contestarle, aveva deciso di ricorrere dopo aver ricevuto ulteriori verbali, ottenendo ragione.
Le prime udienze relative ai nuovi ricorsi sono già state fissate, e l’esito dei procedimenti è atteso con interesse tanto dagli automobilisti coinvolti quanto dagli osservatori del settore.