Il presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi interviene sul tema del contenimento dei cinghiali replicando alle dichiarazioni dell’assessore regionale Simona Meloni. Bandecchi contesta alcune informazioni relative alla rendicontazione delle attività svolte dalla Polizia provinciale e ai finanziamenti destinati alla vigilanza ittico-venatoria
La replica sui dati della Polizia provinciale
Bandecchi apre il proprio intervento precisando di non voler alimentare una polemica con l’assessore regionale Simona Meloni, definita una persona “ragionevole”, ma ritiene necessario fornire chiarimenti rispetto ad alcune informazioni che, secondo lui, sarebbero state comunicate in modo non corretto.
Secondo il presidente, il numero degli interventi effettuati non sarebbe sufficiente a ridurre la presenza dei cinghiali sul territorio, anche a causa della capacità riproduttiva della specie. Bandecchi ribadisce inoltre la disponibilità della Provincia a collaborare con Regione, sindaci e cittadini per individuare soluzioni condivise.
Bandecchi: “Necessarie alcune precisazioni”
Il presidente della Provincia di Terni apre il proprio intervento sottolineando di non voler alimentare uno scontro istituzionale con l’assessore regionale.
“Non vorrei entrare in una polemica tediosa perché l’assessore regionale, Simona Meloni, si è sempre dimostrata persona ragionevole. Devo però necessariamente fare delle precisazioni su delle informazioni errate che le saranno state comunicate da qualche ufficio”, dichiara Bandecchi.
Uno dei primi aspetti affrontati riguarda il lavoro svolto dalla Polizia provinciale di Terni nell’ambito della vigilanza ittico-venatoria.
“Fino a giugno 2025, la Polizia provinciale di Terni ha svolto l’attività di vigilanza ittico-venatoria come da convenzione, e correttamente rendicontato il tutto il 27 novembre 2025, tanto che il rimborso delle spese da parte della Regione (20.000 euro) è avvenuto il 28 aprile 2026”, afferma il presidente.
Da qui la contestazione rispetto all’ipotesi di problemi nella rendicontazione: “Risulta quindi inesatto che la Provincia abbia problemi a rendicontare”.
Gli abbattimenti e il problema della crescita dei cinghiali
Bandecchi entra poi nel merito dei dati relativi agli abbattimenti effettuati nel 2025.
Secondo il presidente della Provincia, i numeri comunicati possono apparire significativi, ma devono essere letti considerando la capacità riproduttiva degli animali.
“I dati diffusi dall’assessore si riferiscono al 2025, anno in cui la Polizia provinciale ha comunque svolto le proprie attività solo fino al mese di giugno con i pochi fondi a disposizione, ottenendo quindi quelli che, sulla carta, potrebbero sembrare risultati eccellenti”, spiega.
Nel dettaglio, Bandecchi richiama il dato di “593 capi in più abbattuti, quindi oltre il 51,8% di abbattimenti in più”, ma aggiunge: “Questi risultati però sono in realtà mediocri”.
Il presidente motiva la propria valutazione facendo riferimento alla riproduzione della specie: “Una scrofa (femmina del cinghiale) mediamente in ogni parto mette al mondo da un minimo di 4 ad un massimo di 12 suinetti”.
Secondo Bandecchi, considerando una media di otto cuccioli per parto e più cicli riproduttivi nell’anno, “nel panorama provinciale si contano quindi migliaia di cinghiali”.
Il presidente aggiunge: “Nonostante i 1.737 abbattimenti dell’anno 2025, già solo 500 scrofe metterebbero al mondo 8mila cinghiali”.
Danni sul territorio e richiesta di risorse
Nel comunicato viene poi richiamata la situazione segnalata dai territori.
Bandecchi ricorda che “i 33 Sindaci della provincia” hanno presentato segnalazioni al Prefetto di Terni rispetto alla presenza dei cinghiali e ai problemi collegati.
“Il Prefetto stesso, infatti, ha immediatamente compreso che abbattere 1.700 cinghiali l’anno è come far cadere una goccia d’acqua in un mare”, afferma il presidente.
Secondo Bandecchi, la gestione del fenomeno comporta anche conseguenze economiche per gli enti pubblici: “È certo che i danni causati da questa specie sono innumerevoli e costano alla Regione ogni volta una causa giudiziaria, nonché risarcimenti onerosi”.
Nel suo intervento il presidente torna anche sul tema delle risorse: “Oggi siamo ad ottobre 2026, anche in questo anno la Polizia provinciale non ha ricevuto i 200mila euro promessi dalla Regione”.
Il confronto sui contributi regionali
Bandecchi richiama anche un precedente confronto con l’assessore Meloni.
“Si ricorderà che già a giugno 2025 promise a me e ai miei dirigenti che avrebbe integrato il contributo per le attività svolte da questa Provincia in ambito faunistico-venatorio con circa 80 mila euro per l’anno 2025”, afferma.
Secondo il presidente, successivamente “l’assessore non fu in grado di mantenere tale volontà”.
Bandecchi aggiunge di aver accettato la situazione senza polemiche: “Io accettai serenamente perché ciò che non è possibile non è possibile fare”.
Sul 2026, il presidente riferisce che “si richiese un contributo di 200mila euro, ma l’assessore parlò di un massimo di 100-150mila euro”. A oggi, conclude, “la nuova convenzione non è stata firmata”.
La disponibilità della Provincia alla collaborazione
Nonostante le critiche, Bandecchi ribadisce la volontà di collaborare con gli altri enti.
“La Provincia resta comunque a completa disposizione della Regione, dei Sindaci e di tutti i cittadini per sviluppare piani coordinati per la gestione complessiva del problema”, dichiara.
L’obiettivo indicato è quello di riprendere anche “la necessaria attività di vigilanza ittico-venatoria sul territorio”.
Il presidente conclude il proprio intervento con un’espressione della tradizione ternana: “Come dicono a Terni, ‘senza lilleri non si lallera’”.
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