Ast, la richiesta al Comune: “Passare ai fatti su accordo di programma e impegni di per Terni”

In una nota Pd e Innovare per Terni chiedono a Palazzo Spada di assumersi le sue responsabilità e spingere sul gas per concludere quanto è stato messo sul piatto sin qui solo a parole

Di nuovo sfida aperta su Ast. Accordo di programma e bonifica dell’area di Villa Valle dove  sorgerà la discarica sono i temi caldi sui quali, giocoforza ci si concentrerà nei prossimi mesi.  In una nota, il gruppo consiliare del Pd (Filipponi, Maria Grazia Proietti e Spinelli) e Innovare per Terni (Kenny) chiedono conto al comune sui tempi della messa a punto dell’accordo e non solo.

“La sfida della siderurgia e, in essa, quella degli acciai speciali è un cardine delle prospettive industriali del paese così come la difesa del ruolo strategico di AST è centrale per il rilancio del sistema economico-sociale territoriale. Non c’è futuro per Terni città moderna e sviluppata senza un sistema industriale solido, plurale e interconnesso che faccia da volano all’intero territorio,” affermano i consiglieri.

Dopo il cambio di proprietà e i primi annunci di due anni fa, l’accordo di programma è ritenuto fondamentale per sostenere un piano di investimenti di circa un miliardo di euro. Soldi che sono destinati a incrementare le produzioni, a rilanciare l’acciaio magnetico, a realizzare la conversione energetica e ambientale dello stabilimento e a promuovere un’occupazione qualificata e innovativa.

Il piano di investimenti di AST non si limita infatti alla sola produzione, ma si estende alla sostenibilità e alla decarbonizzazione, mirando a una riduzione dei costi di trasformazione e all’ampliamento dei mix produttivi. “Un’iniziativa che richiede l’impegno non solo dell’azienda ma anche della politica locale e nazionale per difendere un settore cruciale per l’economia”, scrivono Pd e Innovare per Terni.

Gli impegni chiesti al Comune per Ast

Sulla base di quanto già fatto a Cremona, sottolineano i consiglieri di opposizione, il Comune dovrebbe “accogliere l’iniziativa e incalzare l’azienda ad estendere il concetto di investimento non solo in termini tecnologici ma anche in termini di solidità e rigenerazione della dimensione culturale e urbana di Terni,”. Messaggio chiaro, inviato al sindaco Bandecchi che nei giorni scorsi, a margine dell’incontro al Mimit aveva paventato la possibilità di non firmare l’accordo se non saranno rispettate alcune condizioni.

Le opposizioni sottolineano poi la necessità di accelerare “soprattutto in uun quadro di rapporti tra Ast e indotto sempre più complesso, come testimoniato anche dalla recente, preoccupata, presa di posizione di Confartigianato Imprese, in un contesto in cui sono chiamati ad operare sempre meno subappaltatori locali e in un quadro regionale fragilissimo dove continua il declino del lavoro autonomo e della piccola-media impresa, cala la forza lavoro (in Umbria più che altrove, -12 mila in soli 4 anni) e aumentano le persone inattive”.

L’associazione artigiana, nei giorni scorsi aveva proprio lamentato la difficoltà del rapporto fra azienda e Pmi: “I toni celebrativi e la soddisfazione, certamente condivisibile, della vicinanza del traguardo, per quanto ci riguarda non diminuisce la nostra attenzione sulla evidenza che in tema di forniture e rapporto con le PMI locali i due anni di attesa sono stati caratterizzati da scelte e procedure che hanno di fatto ridotto progressivamente ruolo, peso e business delle imprese locali dell’indotto. Occorre dare immediate garanzie alla comunità ternana che questo fenomeno, molto preoccupante, sia dovuto alla contingenza e non risponda a politiche industriali della proprietà in tal senso”, avevano sottolineato.

Poi ovviamente i nodi della discarica e quello occupazionale. Pd e Innovare per Terni accolgono su questo fronte con favore i passi avanti ma ora chiedono un impegno concreto al Comune per accelerare: “Fondamentale – scrivono – il ruolo del Governo e delle istituzioni locali per giungere ad un accordo di programma con impegni precisi e certi per risolvere le questioni aperte. Il Governo, inoltre, va chiamato in causa anche in merito alla improcrastinabile predisposizione di un piano nazionale della siderurgia che permetta di delineare un quadro complessivo dove collocare in modo interconnesso gli acciai speciali. Il Comune si assuma dunque le proprie responsabilità”

 

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