Referendum Giustizia: in provincia di Terni affluenza alle 12 poco sotto il 15 percento

Referendum giustizia 2026, affluenza Umbria al 14,46% alle 12 su 729 sezioni. Perugia al 14,53%, Terni al 14,26%. Media nazionale 14,70%.

Nella prima giornata di voto per il referendum sulla riforma della giustizia, l’Umbria registra un’affluenza del 14,46% alle ore 12 di domenica, dato aggiornato su 729 sezioni scrutinate su 997. La regione si posiziona sostanzialmente in linea con la media nazionale del 14,70%, senza tuttavia mostrare segnali di partecipazione superiore alla norma. A livello provinciale, Perugia si attesta al 14,53% con 519 sezioni su 704 pervenute, mentre Terni si ferma al 14,26% su 210 sezioni su 293.

Perugia sopra Terni, ma il divario è contenuto

Il confronto tra le due province umbre evidenzia uno scarto di appena 0,27 punti percentuali, segnale di una distribuzione territoriale del voto sostanzialmente omogenea all’interno della regione. Entrambe le province riflettono un andamento coerente con il quadro regionale complessivo, senza scostamenti significativi rispetto alla media.

Sul fronte dei singoli comuni, gli andamenti si rivelano invece fortemente divergenti. Il piccolo centro di Poggiodomo, dotato di un’unica sezione elettorale, guida la classifica regionale con una partecipazione del 22,22%, nettamente al di sopra della media umbra. All’estremo opposto si colloca Polino, anch’esso con sezione unica, dove soltanto l’8,38% degli aventi diritto ha raggiunto le urne entro mezzogiorno.

Il confronto con le regioni più attive

Il dato umbro assume significato più preciso nel confronto con le altre regioni italiane. Alle ore 12, le affluenze più elevate a livello nazionale si registrano in Emilia-Romagna (19,17%), Lombardia (17,44%), Veneto (16,91%) e Toscana (16,87%). Si tratta di territori caratterizzati storicamente da una partecipazione elettorale superiore alla media, ma nei quali la campagna referendaria avrebbe avuto, secondo le prime analisi, una maggiore visibilità e copertura mediatica.

L’Umbria, con il suo 14,46%, si colloca quindi al di sotto di queste regioni trainanti, pur rimanendo sostanzialmente allineata alla media nazionale. Il differenziale rispetto all’Emilia-Romagna supera i 4,7 punti percentuali, una distanza che riflette dinamiche strutturali di lungo periodo nella mobilitazione elettorale delle diverse aree del Paese.

Redazione

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