Il carcere di Terni è al centro di una nuova controversia, con il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) che accusa il Provveditore Toscana e Umbria di non aver mantenuto le promesse fatte riguardo alla riduzione del numero di detenuti e al blocco delle assegnazioni in entrata. “La situazione è diventata insostenibile”, sostiene il sindacato a margine del summit presso la Casa Circondariale di Terni, del Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, del Segretario Generale Aggiunto Giovanni Battista De Blasis e del Segretario Nazionale Fabrizio Bonino.
Il Sappe fatto il punto sulla critica situazione dell’istituto penitenziario. Secondo quanto riferito, l’istituto, progettato per ospitare 420 detenuti, ne accoglie attualmente 560, molti dei quali trasferiti a Terni con provvedimenti di “ordine e sicurezza”.
“Ci sentiamo presi in giro dal provveditore – dice il sindacato – dal Provveditore, che ha emesso solo dodici provvedimenti di trasferimento, tra cui uno riguardante un detenuto non più presente nell’istituto. Un’azione insufficiente rispetto alla pesante richiesta di riduzione del numero dei detenuti avanzata dal sindacato.
Il Sappe dunque ha deciso all’unanimità di continuare l’astensione dalla Mensa Ordinaria di Servizio, protesta che è già in corso da una settimana. “Il motivo principale di questa astensione non è solo l’esiguo numero di trasferimenti, ma anche l’assenza di un blocco degli ingressi di nuovi detenuti. Negli ultimi giorni, infatti almeno sette nuovi detenuti sono stati assegnati all’istituto con provvedimenti di ordine e sicurezza”, sottolineano i sindacalisti.
Il sindacato, con il sostegno dei rappresentanti nazionali, intende continuare a manifestare fino a quando non verranno raggiunti gli obiettivi prefissati. Tra le promesse non mantenute dal Provveditore vi era quella di portare il numero di detenuti sotto i 500 e di bloccare le assegnazioni in entrata, impegni che ad oggi non sono stati minimamente rispettati.: “Non escludisamo- concludono- di manifestare in centro a Terni con la possibilità di fermarci sotto la Prefettura per attirare l’attenzione sul problema. La sicurezza dell’istituto è una priorità, e la mancanza di essa rappresenta un pericolo non solo per i detenuti e il personale, ma anche per la città stessa”