La sostenibilità resta un must per Arvedi Ast, come conferma la recente certificazione Responsibile Steel, che ne fa il primo produttore di acciaio certificato in Italia, ma la questione dei costi resta sempre al centro ed è quella che sta anche alla base dell’Accordo di Programma non ancora firmato.
L’ultima novità è che in Ast stanno arrivando di nuovo le bramme semilavorate dall’Indonesia, perché costano meno rispetto al produrle in casa propria. Una vecchia modalità che ritorna in viale Brin e che è stata ufficialmente comunicata dall’azienda alle segreterie Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic e Ugl. Motivo dell’import dall’estero: gli alti costi energetici, che in Italia raggiungono i 95 euro al megawatt ora, il triplo della Germania e oltre 4 volte la Francia.
“L’acquisto delle bramme – dicono i sindacati in una nota – non deve essere sono un mero risparmio economico, ma deve essere funzionale dopo la saturazione delle capacità produttive”. Le segreterie territoriali dunque, esprimono preoccupazione per il ritardo della stipula dell’accordo di programma: “Riteniamo che questo interminabile stallo- dicono – può rappresentare un rischio per l’investimento record per la siderurgia e per il rilancio del comparto a livello nazionale e in particolare del sito di Terni”.
“Purtroppo – proseguono – la storia si ripete con una difficoltà strutturale generata negli anni, che oggi è ancora più evidente sul fronte energia, che sta erodendo risorse importanti che potevano essere reinvestite sul territorio e sulla fabbrica”.
I sindacati chiedono dunque una soluzione strutturale, chiamando a raccolta tutti gli stakeholders istituzionali e politici: “Il futuro di Ast è a rischio – dicono – Bisogna porre al centro del dibattito una soluzione definitiva che eviti ricadute sull’occupazione”.
La Regione, secondo quanto emerge, starebbe aspettando una risposta dal Governo che ha in mano la bozza dell’accordo. Ma intanto la grana energia è un bubbone che rischia di scoppiare fragorosamente.