Nuova bufera sul fronte Ast. Nella seduta del consiglio regionale del 10 settembre infatti, l’assise di Palazzo Cesaroni ha bocciato a maggioranza una mozione del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, oltrechè dei consiglieri di opposizione che siedono nel Misto che prevedeva “misure urgenti per il sostegno alle industrie energivore residenti nei territori interessati dagli impianti di derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico”. Dunque una misura anche a sostegno di Ast che è stata bocciata anche col voto della presidente di Regione Donatella Tesei.
I grillini annunciano una conferenza stampa per domani al Bloom ma intanto rilanciano: “Ecco come la destra affronta la crisi della principale industria siderurgica che ha stoppato le attività di un forno a causa dell’incremento dei costi energetici”
La mozione prende le mosse da una legge regionale secondo la quale “i concessionari di grandi derivazioni d’acqua a uso idroelettrico sono obbligati a fornire gratuitamente e annualmente alla Regione energia elettrica in ragione di 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, da destinare nella misura di almeno il 50 per cento ai servizi pubblici e alle categorie di utenti residenti nei territori interessati dalla derivazione oppure a fornire alla Regione l’equivalente in denaro”.
Secondo l’ultimo bilancio di sostenibilità datato 2023, il polo siderurgico ha consumato 1024,2 Gwh, che obbligherebbe il concessionario (quindi Enel) a fornire alla Regione 55 Gwh, ovvero il corrispondente del 5,3 per del consumo dichiarato da AST nell’anno 2022. Da qui la richiesta delle opposizioni di valutare, nell’ambito dell’accordo di programma, la destinazione della quota di energia gratuita “alle categorie di utenti classificate come industrie energivore” del territorio, subordinandola al rispetto degli impegni di investimento in ambito ambientale “volti al superamento delle criticità sotto il profilo dell’impatto emissivo sulla città, a partire dal fenomeno delle polveri di Prisciano”.
Forza Italia e il Pd
Si preannuncia una questione spinosa per la Regione, che proprio nei giorni scorsi aveva risposto stizzita alle accuse di immobilismo formulate da Confartigianato.
Anche perchè rispetto al voto al Comune di Terni il centrodestra in Regione è maggioranza – a Palazzo Spada peraltro FdI, Fi, indipendenti si sono astenuti – e dunque il voto contrario ha fatto saltare la mozione.
Intanto, il coordinamento provinciale di Forza Italia, tornando sulla cassa integrazione avviata da Ast, sottolinea in una nota che “il partito è impegnato, a tutti i livelli istituzionali, con il governo nazionale per far si che si possa avere un costo dell’energia competitivo, recuperando in tal modo gli errori compiuti nel passato quando non venne minimamente affrontato tale problema. Forza Italia sta cercando di debellare la logica del no ad ogni cosa e sebbene ci voglia il tempo necessario per raggiungere soluzioni strutturali e definitive vi è la consapevolezza che il governo è impegnato al massimo anche in sinergia con la nuova commissione europea”
Gli risponde a distanza Antonio Misiani, responsabile economia del Pd: “Il solitamente loquace ministro Urso – dice il parlamentare dem – dopo aver annunciato a vuoto per ben sei volte la firma dell’accordo di programma per lo stabilimento di Terni, si è chiuso in un preoccupante mutismo. Chiediamo al governo di tornare rapidamente ad occuparsi di temi concreti, perché quanto sta accadendo non può essere scaricato sulle spalle dei lavoratori. Il nodo del costo dell’energia per l’industria manifatturiera è tra i più importanti e la dinamica divergente dei costi italiani rispetto al resto della Ue indica la presenza di evidenti disfunzioni nel nostro mercato energetico, con i produttori di elettricità che registrano utili rilevantissimi mentre interi settori industriali sono sempre più in difficoltà”.
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