Caro-energia, Ast ferma il forno fusione per una settimana. Sindacati, Comune e Pd: “Il Governo intervenga”

Scatta la cassa integrazione. Dura nota del segretario nazionale dei metalmeccanici D'Alò: "

La crisi energetica colpisce ancora la produzione industriale. Durante un incontro tenutosi questa mattina tra la proprietà dell’AST di Terni, rappresentata dal gruppo Arvedi, e le organizzazioni sindacali territoriali, è stata annunciata una settimana di cassa integrazione nell’area fusione. Il motivo principale? I costi dell’energia, troppo elevati in Italia rispetto ad altri Paesi europei.

La cassa integrazione, secondo quanto emerge, coinvolge circa 200 dipendent, appunto a causa degli elevati costi energetici. Costi che, secondo quanto comunicato dal management ai sindacati, non consentono di Ast di essere competitiva. Ancora una volta per colpa anche del forte dumping sui prezzi messo in atto dalle realtà asiatiche

Fim Cisl all’attacco

Sindacati all’attacco. Il primo a farsi sentire è Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl: “L’accordo di programma – spiega – e è necessario per sbloccare gli investimenti di 800 milioni di euro previsti per il piano industriale di Ast. Ne sono giòò stati investiti 200, ne mancano 6000 destinati all’aumento della produzione e agli interventi ambientali.

Valerio D’Alò

Tali investimenti sono fondamentali per posizionare AST in una condizione competitiva sia a livello europeo che internazionale,” spiega il Segretario, aggiungendo che “senza un giusto prezzo dell’energia, è impossibile raggiungere questi obiettivi”.

D’Alò punta l’indice anche sulla sostenibilità ambientale e chiede “impegno a livello europeo per garantire una produzione e un uso corretto dei rottami di ferro e acciaio,” ha detto, aggiungendo che oggi gran parte di queste materie prime di qualità viene sottratta da gruppi extra UE. “Il riciclo dei materiali è essenziale per affrontare la transizione ecologica,” ha sottolineato.

Due anni e mezzo dopo l’acquisizione di AST da parte del gruppo Arvedi, D’Alò ribadisce la necessità di completare le infrastrutture di collegamento con i porti strategici e le reti ferroviarie. “Queste opere sono attese da anni e sono indispensabili per rendere AST competitiva anche in termini di trasporto commerciale,” spiega.

E sottolinea come “Non possiamo permettere che il peso delle scelte politiche non risolte ricada sui lavoratori, come sta accadendo con la cassa integrazione all’AST”.

Gli fanno eco, sul fronte Fiom Cgil, Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-CGIL, e Alessandro Rampiconi, segretario generale ternano del sindacato: “Ci aspettiamo azioni concrete da parte di Azienda, Governo e istituzioni locali per porre fine a questa lunga fase di incertezza”.

“Il rischio è che i continui ritardi e le incertezze metteranno in discussione la capacità dell’azienda di mantenere gli attuali livelli occupazionali”, hanno avvertito Scarpa e Rampiconi. E annunciano un consiglio straordinario di fabbrica, un giro di assemblee e lo stato di agitazione “se si riscontrerà un uso improprio degli ammortizzatori sociali”.

Partito Democratico

Intanto a Palazzo Spada, l’assise vota a maggioranza (Ap-Pd-M5S) un atto di indirizzo per fare pressioni sul Governo affinchè sblocchi la situazione. In una nota, il segretario ternano Spinelli e quello provinciale Bellini sottolineano come “il voto ha un segnale chiaro: non sono più tollerabili i continui rinvii ministeriali, prima Giorgetti ora Urso. Il Governo Meloni ignora la centralità della questione industriale e lavorativa ternana e altrettanto fa il governo regionale della destra. Non è più tollerabile l’assenza totale di impegno della Regione, che parla dell’accordo ad ogni scadenza elettorale e poi se ne dimentica. Questione energia, riconversione ambientale, sviluppo produttivo e occupazionale sono decisivi per il futuro di Terni, non solo della maggiore industria umbra. L’astensione dei gruppi di destra in consiglio comunale è una conferma emblematica di questo disimpegno : la fedeltà ai governi Meloni e Tesei, per costoro, viene prima dell’interesse di Terni e dei suoi lavoratori”

Gli fanno eco i parlamentari dem Walter Verini e Anna Ascani che parlano di “una nuova prova dell’inerzia di questo governo e dell’incapacità di definire serie politiche industriali è data anche dall’annuncio di Arvedi di ridurre le produzioni e ricorrere ad ammortizzatori sociali”. Ma attaccano anche Palazzo Spada: “Anni fa anche il Comune di Terni svolgeva un ruolo di stimolo e di protagonista, insieme a lavoratori, sindacati, rete dell’indotto; oggi il Comune è latitante”

La lettera di Bandecchi

Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha inviato una lettera ai ministeri delle Imprese e dell’Energia per sollecitare informazioni sull’Accordo di programma. Bandecchi ha sottolineato l’importanza dell’accordo per l’economia locale e per l’intera regione Umbria, segnalando la preoccupazione espressa dalle organizzazioni sindacali e da alcune associazioni datoriali. Nel documento, il sindaco chiede l’apertura di un tavolo di confronto per fare chiarezza sullo stato attuale dell’intesa.

In aggiunta, Bandecchi ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione comunale nel collaborare con il gruppo Arvedi per migliorare la sostenibilità ambientale della produzione di acciaio. Questo sforzo include dialoghi continui con le aziende coinvolte e la comunità locale, in particolare con il Comitato cittadino che vive nelle vicinanze della fabbrica. Secondo il sindaco, il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità sarà possibile solo se verranno rispettati gli investimenti previsti dall’accordo.

Infine, Bandecchi ha avvertito che qualsiasi riduzione del piano industriale o delle attività previste potrebbe compromettere il progetto di ambientalizzazione della città. Questo, secondo il primo cittadino, metterebbe a rischio i progressi già fatti verso un futuro sostenibile per Terni, un processo su cui sono stati impiegati ingenti risorse economiche e intellettuali. La lettera è stata inviata anche alla Regione Umbria per conoscenza.

Redazione

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