Infortuni sul lavoro, nel ternano il terzo caso in tre mesi: “Fare rete per la sicurezza”

Non solo edilizia, anche impianti: 130 denunce in provincia di Terni nei primi 7 mesi dell'anno. Bicchieraro (Filca): "Non basta una legislazione rigorosa se non vi è un reale impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’applicazione pratica delle norme"

La scia di sangue non si ferma. L’incidente sul lavoro che si è vetficato a Cesi, con un operaio di 63 anni che è caduto da una impalcatura alta 4 metri ed è in codice rosso in ospedale, riaccende i fari sulla sicurezza e la riaccende proprio il giorno in cui è entrata in vigore la patente a punti, fortemente voluta dai sindacati, particolarmente la Filca Cisl, che al progetto lavorava dal 2003, ma osteggiata dalle associazioni di categoria che sino all’ultimo – attraverso emendamenti bipartisan – hanno provato a farne slittare l’entrata in vigore.

Stavolta è toccato ai cantieri edili. Solo lo scorso agosto Terni piangeva Nicholas Colombini, molto folgorato mentre montava un impianto elettrico nell’astigiano, per conto di una ditta di Terni. Lo scorso luglio, a Torre Orsina, sempre in un cantiere edile era finito in codice rosso un altro operaio, caduto da 5 metri.

E il 2023 si era chiuso con altri due incidenti di cui uno mortale: un operaio deceduto a Collelungo di San Venanzo, schiacciato sotto una macchina per effettuare trivellazioni e solo due settimane dopo, un  altro operaio romeno che a Monteleone di Orvieto aveva sbattuto la testa  contro un blocco di cemento dopo essere inciampato in un cantiere, riportando gravi ferite.

Il recente attivo dei sindacati a Foligno, ha disegnato un quadro triste per tutta l’Umbria, nel quale Terni non fa eccezione. I dati sugli infortuni sul lavoro in Umbria indicano che il settore più colpito è quello dell’industria e servizi con 4623 denunce di infortunio nei primi 7 mesi del 2024 (entrando ancora più nel dettaglio 1252 nell’industria, 652 nell’artigianato, 1112 nel terziario. In agricoltura siamo passati da 435 a 453. Gli infortuni crescono a Perugia da 694 a 813 come a Terni, da 120 a 130 anche se in provincia di Terni le denunce sono scese nei sette mesi di riferimento, da 1250 a 1215.

Gli infortuni mortali- dato dell’Inail-  vedono Perugia 17. in Italia con 9 infortuni mortali nel periodo Gennaio-Luglio 2024, uno in meno rispetto allo scorso anno e Terni  più in basso, con 2 incidenti mortali (-4 rispetto al 2023) nello stesso periodo di tempo. “Ma il problema – come spiegano i sindacati – sono gli infortuni mancati, quelli che non lo sono stati solo per un caso fortuito, a cui si aggiungono le molte denunce non fatte per paura”.

Giuliano Bicchieraro, segretario  degli edili della Cisl (Filca), ricorda che “le cadute dall’alto rappresentano una delle cause più frequenti di incidenti mortali nei cantieri edili. Le normative italiane ed europee impongono l’adozione di specifiche misure di protezione, come i dispositivi di ancoraggio, le imbracature di sicurezza e l’uso di ponteggi adeguati. Tuttavia, l’effettiva applicazione di queste misure rimane una sfida, spesso a causa di una combinazione di pressioni economiche, scarsa formazione e superficialità nella valutazione dei rischi. È evidente che non basta una legislazione rigorosa se non vi è un reale impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti – datori di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori – nell’applicazione pratica delle norme. Ogni cantiere deve essere un luogo sicuro, dove il rischio è ridotto al minimo grazie all’uso di tecnologie avanzate e all’applicazione costante di misure preventive.La formazione e l’informazione rivestono un ruolo cruciale. I lavoratori devono essere adeguatamente formati sui rischi connessi alle attività che svolgono, soprattutto in contesti ad alto rischio come i lavori in quota”.

Proprio in questi giorni, il Cesf, ovvero la scuola edile di Perugia, ha aperto la strada in questo senso con l’avvio di un laboratorio di simulazione del lavoro nei cantieri, dove vengono provate e mostrate anche tutte le potenziali situazioni di incidente. Sicuramente un segnale importante e la dimostrazione che si può fare formazione in modo serio. Ma è solo un primo passo.

Non possiamo permettere che incidenti come quello di Cesi si ripetano– conclude Bicchieraro –  Il costo umano è inaccettabile. È necessario rafforzare ulteriormente le ispezioni, investire nella formazione e nella prevenzione, e garantire che tutti gli attori del sistema produttivo si assumano la loro responsabilità. Solo così potremo sperare di ridurre realmente il numero degli infortuni e proteggere la vita di chi lavora”.

 

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