Operatori socio-sanitari umbri, Petrelli (M5S): “Serve maggiore equità per fermare l’esodo verso altre regioni”

Petrelli (M5S) chiede migliori condizioni di lavoro per gli OSS umbri per fermare l’esodo verso altre regioni.

L’Umbria fronteggia una carenza di operatori socio-sanitari (OSS), figura cruciale ma ancora poco valorizzata, che sta portando molti professionisti a migrare verso altre regioni. Angelica Petrelli, candidata del Movimento 5 Stelle, richiama l’attenzione sulla necessità di migliorare le condizioni lavorative degli OSS umbri per contrastare questo fenomeno.

L’importanza crescente del ruolo OSS in Umbria

Con il rapido invecchiamento della popolazione, gli OSS stanno diventando fondamentali in una varietà di contesti, dalle RSA ai centri diurni, fino agli ospedali e alle scuole. Questi operatori svolgono mansioni essenziali e delicate, come l’assistenza nelle sale operatorie e il supporto ai pazienti nei centri di riabilitazione, ma in condizioni che spesso non rispecchiano la complessità del loro lavoro. A livello legislativo, grazie all’emendamento Guidolin del Movimento 5 Stelle, gli OSS sono stati ufficialmente riconosciuti nel ruolo socio-sanitario. Tuttavia, non esiste ancora un albo professionale con un proprio codice deontologico, lasciando gli operatori senza un adeguato riconoscimento professionale e normativo.

Condizioni di lavoro e salario insufficienti

In Umbria, la maggior parte degli OSS è impiegata nel settore privato convenzionato, dove i livelli salariali e le condizioni lavorative risultano spesso inferiori a quelli del servizio pubblico. La disparità retributiva rispetto ai colleghi del settore pubblico rappresenta un fattore critico. Inoltre, le difficoltà economiche, amplificate dall’inflazione e dalla mancanza di adeguamenti contrattuali, hanno portato a manifestazioni e scioperi a livello nazionale, con gli OSS umbri in prima linea nelle proteste.

La situazione è ancora più preoccupante negli ospedali umbri, dove il numero di OSS è insufficiente e, nonostante le necessità post-pandemia, le assunzioni sono rimaste limitate. Questo sovraccarico ha causato situazioni estreme, come il recente caso di un OSS che ha intentato causa contro l’Azienda Ospedaliera di Perugia per 355 ore di straordinario non retribuito in soli otto mesi.

Migrazioni verso la Toscana e altre regioni vicine

L’Umbria, incapace di offrire condizioni lavorative attrattive, sta perdendo i propri OSS a favore delle regioni limitrofe, in particolare la Toscana, che offre migliori opportunità contrattuali e salariali. Questo fenomeno di migrazione dei lavoratori comporta uno spreco di competenze e risorse, poiché gli OSS formati e qualificati in Umbria scelgono di lavorare altrove per un trattamento più equo.

Formazione OSS: ostacoli e criticità

La formazione per OSS in Umbria è gestita esclusivamente da agenzie private, con costi interamente a carico degli studenti, che in molti casi sono già lavoratori. Mancano agevolazioni per persone fragili o con disabilità, rendendo il percorso formativo proibitivo per chi necessita di supporto economico. Questa mancanza di incentivi e agevolazioni crea una dissonanza con il fatto che questi operatori, una volta qualificati, finiscono spesso per lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale o in aziende convenzionate, senza un sostegno adeguato nei loro studi.

Per rispondere a questa criticità, alcune scuole professionali umbre stanno introducendo l’indirizzo Socio-Sanitario, come l’Istituto Rosselli di Castiglion del Lago, nel tentativo di compensare l’iniquità degli attuali percorsi di formazione. Tuttavia, Petrelli sottolinea che è indispensabile un intervento a livello regionale per stabilire condizioni eque per questa figura professionale e prevenire ulteriori perdite di talenti verso altre regioni.

Un appello per valorizzare e tutelare gli OSS umbri

La candidata del Movimento 5 Stelle, Angelica Petrelli, rimarca l’importanza di riforme che garantiscano condizioni più giuste per gli OSS. Questi professionisti devono essere riconosciuti per il loro contributo essenziale al sistema sanitario regionale e incoraggiati a rimanere in Umbria, evitando così un ulteriore impoverimento delle risorse umane nel settore sanitario.

Attraverso una revisione delle politiche regionali in materia di formazione e trattamento economico degli OSS, l’Umbria potrebbe migliorare significativamente l’attrattività della professione e garantire un servizio sanitario più stabile ed efficace.

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