Ast, dopo lo sciopero Arvedi scrive ai dipendenti e si affida ai santi: “Mai avuto agitazioni contro il nostro lavoro”

l Cavaliere ha sottolineato come un simile atteggiamento possa essere interpretato come una mancanza di fiducia verso la gestione aziendale, e ha richiamato l’importanza del lavoro onesto e della cooperazione per il successo dell’impresa

La partecipazione allo sciopero di martedì scorso, indetto dai lavoratori dell’Acciaieria di Terni, ha toccato il 95%, evidenziando la tensione tra dipendenti e proprietà. In risposta, il Cavaliere Giovanni Arvedi, proprietario dell’azienda ha scritto una lettera indirizzata al personale, esprimendo il suo disappunto e richiamando i valori di unità e responsabilità.

Nella missiva, datata 17 novembre, il Cavaliere ha aperto con un tono riflessivo e spirituale: «San Valentino e la nostra potentissima patrona a Cremona proteggono il nostro lavoro e le nostre famiglie. Tanti anni di lavoro, grazie al Signore, mi hanno sempre dato la Grazia, nelle nostre aziende, di assumere personale e mai licenziarlo: non ho mai avuto uno sciopero in disaccordo con il nostro lavoro».

Il gesto dei dipendenti è stato accolto con comprensione ma anche con perplessità. Arvedi, infatti, riconosce che «lo sciopero è un atto che di principio è ben accettato, ma in pratica è un danno reale per tutti». Il Cavaliere ha sottolineato come un simile atteggiamento possa essere interpretato come una mancanza di fiducia verso la gestione aziendale, e ha richiamato l’importanza del lavoro onesto e della cooperazione per il successo dell’impresa: «Le imprese vivono e si sviluppano con il lavoro onesto, con l’impegno partecipato e con la buona organizzazione di tutte le componenti dell’impresa stessa».

Nella lettera, Arvedi ha fornito una dettagliata panoramica della situazione di Ast, ricordando come l’acciaieria fosse «industrialmente in fallimento» al momento dell’acquisizione da parte del gruppo Arvedi nel 2022. «I bilanci degli ultimi 10 anni sono ben conosciuti e mostrano le perdite e la presenza di investimenti inesistenti», ha scritto, evidenziando come l’azienda possa produrre acciaio liquido in quantità superiore rispetto alle capacità di laminazione a freddo, che rappresenta il prodotto vendibile.

La priorità per il futuro dell’azienda è quindi chiara: investimenti rapidi e mirati. Secondo Arvedi, tali interventi devono concentrarsi su competitività, mix e qualità dei prodotti: «Arvedi-Ast è una grande azienda ma se non ha il volume ad essa proporzionato non può andare avanti se non con delle transitorie rivalutazioni sul prezzo dei materiali».

Il Cavaliere ha ribadito l’impegno della proprietà a non intaccare il patrimonio aziendale e a lavorare per un futuro sostenibile. Tuttavia, ha manifestato alcune perplessità sulla condivisione di questa visione da parte dei dipendenti: «Ora si pone a noi, in coscienza, il dubbio di come sia condiviso il nostro lavoro e la nostra attività in Arvedi-Ast».

Nella lettera sono stati allegati i dettagli sugli interventi già avviati e su quelli pianificati per il prossimo futuro. Prima di concludere, Arvedi si è affidato nuovamente ai Santi, chiedendo la protezione per il lavoro e le famiglie della comunità aziendale.

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