Volano nuovamente i droni sopra il carcere di Terni. Ancora una volta, il tentativo era quello di portare cellulari e sostanze stupefacenti all’interno della casa di reclusione. Il drone è stato intercettato da un ispettore capo e un assistente capo della Polizia Penitenziaria. I quali, insieme ad una volante della Questura, si legge in una nota “sono subito accorsi in direzione della strada laterale che costeggia l’istituto detentivo, fermavano tre uomini a bordo di un’autovettura scura, che poi sarebbe risultata a noleggio e non in regola”
Una volta accompagnati in Istituto per ulteriori controlli, l’attività, condotta pienamente dalla Polizia Penitenziaria, è proseguita con l’identificazione. Ai tre uomini, di origine pugliese sono stati contestati una serie di reati che vanno dalla violazione del codice della navigazione al tentativo di introduzione illecita di telefoni e sostanze stupefacenti all’interno del carcere”
Un’azione di forza, quella della Polizia Penitenziaria, che segue quella identica di due mesi fa, sempre con protagonista un drone. Il tutto nelle difficoltà in cui la Polizia Penitenziaria opera, pesantemente sotto organico. Il Sappe, a questo proposito, risponde all’Osapp dopo l’incontro col Prefetto: “Non c’è dubbio – scrivono che la situazione del carcere di Terni sia critica e necessiti di interventi urgenti. Tuttavia, le soluzioni proposte dal sindacalista in questione appaiono miopi e dettate più da logiche di interesse personale che da una reale volontà di risolvere i problemi strutturali”, scrivono replicando all’idea di trasformare il carcere in una sola casa di reclusione per 41 bis: “Tutti gli istituti della Repubblica vorrebbero essere esentati dal dover ospitare “detenuti comuni” come extracomunitari e tossicodipendenti- chiosa il sindacato -Invece di promuovere una visione ampia e condivisa, si preferisce coltivare il proprio “orticello”, ignorando le necessità collettive e le reali priorità del sistema carcerario. Serve un approccio costruttivo e collaborativo, non divisivo e autoreferenziale”, concludono, ricordando che è il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il vero destinatario delle richieste, particolarmente quelle sulle carenze di organico