Il referendum sulla riforma della magistratura si è concluso con la netta vittoria del “no” in tutta Italia, e l’Umbria non fa eccezione. Un successo festeggiato anche a Terni con una passerella con comizi in piazza. Al termine della consultazione popolare, esponenti politici del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle umbro hanno commentato l’esito del voto, interpretandolo come un argine contro quello che definiscono un attacco all’equilibrio dei poteri garantito dalla Costituzione repubblicana. La regione si è posizionata al terzo posto in Italia per affluenza, confermando una partecipazione sopra la media nazionale.
La lettura del Pd di Terni: bocciato un metodo, non solo una riforma
Carlo Emanuele Trappolino, segretario provinciale del Partito Democratico di Terni, ha letto il risultato come una bocciatura che va oltre i contenuti tecnici della riforma. Secondo Trappolino, gli elettori hanno respinto “un metodo che ha cercato di scavalcare le maggioranze parlamentari polverizzando pluralismo e dialogo”, insieme a una visione dello Stato che, a suo giudizio, tradisce “l’insofferenza per qualunque tipo di potere di controllo”.
Il dirigente dem ha sottolineato come il dato territoriale meriti un’analisi approfondita: il no si è imposto soprattutto nelle grandi città, con Perugia che rappresenta un’eccezione rispetto alla tendenza generale. Particolarmente significativa, secondo Trappolino, la netta vittoria del no a Terni, con percentuali superiori alla media regionale, che confermerebbe una tendenza già emersa alle elezioni politiche e che “mette in discussione il radicamento in città delle idee di chi la governa”.
Il Pd ternano rivendica oltre 50 occasioni di incontro e dibattito organizzate sul territorio durante la campagna referendaria, attraverso quella che Trappolino definisce “la politica dei mille rivoli” portata avanti dai circoli e dai militanti locali.
Europa Verde e il voto dei giovani: 12.000 richieste per il voto fuori sede
Gianfranco Mascia, co-portavoce di Europa Verde Umbria ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), ha attribuito una parte rilevante del successo del no alla mobilitazione delle nuove generazioni. Mascia ha citato i numeri dell’iniziativa di AVS per il voto fuori sede: “oltre 12.000 ragazze e ragazzi ci hanno contattato per poter esercitare il diritto di voto lì dove studiano o lavorano”.
Attraverso la nomina degli studenti come rappresentanti di lista, il partito ha consentito loro di superare gli ostacoli burocratici e di presidiare i seggi. Per Mascia, questo dato smentisce la narrativa di una generazione politicamente disinteressata e dimostra che la difesa dell’autonomia della magistratura è percepita dai giovani come una tutela concreta, non come una battaglia di apparato: “L’indipendenza del giudice è l’unico baluardo che garantisce l’uguaglianza della legge, specialmente per chi non ha potere o grandi mezzi economici.”
M5S Umbria rivendica il lavoro dal territorio: campagna avviata già a gennaio
Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Umbria — la deputata Emma Pavanelli, l’assessore regionale Thomas De Luca, il consigliere Luca Simonetti e il coordinatore regionale David Fantauzzi — hanno sottolineato l’impegno anticipato del Movimento, con una campagna informativa avviata già a gennaio, mesi prima del voto, accompagnata da interrogazioni parlamentari.
Il M5S ha puntato sulla trasparenza e sulla consapevolezza del voto, esponendosi pubblicamente anche quando, secondo i portavoce, i sondaggi per il no erano fermi al 30%. Il dato sull’affluenza dell’Umbria, terza regione in Italia, viene letto come conferma diretta dell’efficacia di quel lavoro capillare sul territorio. Il Movimento rivendica di aver contribuito a “informare i cittadini sulla reale portata dell’appuntamento referendario e le conseguenze di un eventuale vittoria del sì”, rigettando al contempo le letture che avrebbero politicizzato il voto in chiave anti-governativa a livello regionale.
Il quadro regionale: affluenza record e geografia del voto
Il risultato umbro si inserisce in un quadro nazionale che ha visto il no prevalere in modo netto. L’Umbria, con la sua terza posizione nazionale per partecipazione, si distingue per un’affluenza significativa, che i partiti del centrosinistra e del M5S interpretano come segnale di un senso civico radicato nella regione. La geografia interna del voto — con le grandi città protagoniste della vittoria del no, l’eccezione perugina e il dato particolarmente elevato di Terni — offre materiale per ulteriori analisi politiche nei prossimi giorni.
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