La selvaggina e la carne di cinghiale che arriva sulle tavole umbre? Buona. Ma va tenuta alta l’attenzione sulle nuove malattie trasmissibili all’uomo, che non passano solo dall’ingestione. Questo il risultato dell’attività di monitoraggio delle carni di cinghiale effettuata dal Dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 2 di Terni, in collaborazione con i Nas, l’Università di Perugia – particolarmente la facoltà di veterinaria – e l’istituto zooprofilattico.
I risultati dell’attività- partita nel 2024 dopo l’epidemia di peste suina – sono stati presentati nel corso di un incontro tecnico ospitato dal centro di viale Trento della Usl Umbria 2. “Era necessaria questa rendicontazione sulla filiera anche per valutare la tracciabilità e le condizioni igienico sanitarie della produzione. I cinghiali sono una risorsa, anche alimentare”, sottolinea il responsabile del dipartimento Danilo Serva.
I controlli sono stati realizzati nelle attività di ristorazione pubblica, fiere e sagre ed hanno puntato su tracciabilità e approvvigionamento delle carni; caratteristiche igienico sanitarie e organolettiche delle carni; condizioni igienico-strutturali ed attrezzature; igiene del personale e delle lavorazioni; condizioni di pulizia e sanificazione; predisposizione e applicazione delle procedure di autocontrollo HACCP.
Vincenzo Caputo, direttore del dipartimento umbro dell’istituto zooprofilattico spiega: “Il livello riscontrato è buono, da anni non c’è più la trichinella. Ma abbiamo effettuato analisi anche su eventuali altre patologie e quella pià rischiosa è l’epatite E che sta aumentando anche nell’uomo ed è legata anche alle acque e la selvaggina potrebbe propagarla. Certamente possiamo dire che le carcasse vengono lavorate bene e questo è già una buona garanzia per il cittadino”. Davide Ranucci, docente all’università di Perugia su questi temi aggiunge: “Ci sono patologie che possono essere trasmesse toccando l’animale come per esempio la lectospirosi, la rogna, le tigne. Questo va tenuto sicuramente in conderazione”
Il 9 Giugno a Perugia, proprio alla facoltà di veterinaria aprirà un centro di ricerca di queste realtà.