A quattro mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato parzialmente il processo sul disastro dell’hotel Rigopiano, nella quale il 18 gennaio 2017 hanno perso la vita 29 persone fra cui il recptionist ternano Alessandro Riccetti, il Comitato Familiari delle persone decedute torna a far sentire la propria voce, chiedendo con forza che si fissino urgentemente le udienze dell’appello bis a Perugia. «Auspichiamo che vengano fissate al più presto le udienze dell’appello bis a Perugia, per portare a termine il percorso giudiziario senza lasciare nessuna imputazione nel limbo della prescrizione, dove nessuno è colpevole, ma neanche innocente. Sarebbe vergognoso», si legge nel nuovo appello diffuso dal gruppo, che gestisce anche la pagina social “Rigopiano in attesa del Fiore”.
Otto anni di attese e delusioni
Il disastro avvenuto il 18 gennaio 2017 costò la vita a 29 persone, travolte da una valanga che colpì il resort. Dopo oltre otto anni tra inchieste, rinvii e sentenze, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la necessità di un nuovo giudizio per diversi imputati, accogliendo in parte le richieste delle famiglie. «Abbiamo affrontato con fiducia e speranza il giudizio della Cassazione, che ci ha restituito un barlume di giustizia dopo le delusioni delle sentenze di primo e secondo grado», afferma il Comitato, sottolineando il valore di quella pronuncia come un punto di ripartenza.
Ma ora, la paura è che i tempi del nuovo processo possano allungarsi al punto da far scattare la prescrizione, specialmente per il reato di omicidio colposo, che ha una scadenza più breve rispetto a quella del disastro colposo. «Dopo aver tanto lottato e sofferto, si rischia di rendere vano il giudizio dell’appello bis a Perugia per intervenuta prescrizione. Questo sarebbe insopportabile per noi familiari, risulterebbe come una beffa e la vivremmo come un gravissimo inceppamento della macchina della giustizia», denunciano i parenti delle vittime.
Per le famiglie, le motivazioni della Cassazione sono state «un faro nel buio», un segnale positivo dopo anni di attesa, che però potrebbe diventare inutile se il nuovo processo non verrà celebrato in tempi brevi. «Non possiamo essere gli unici ad essere condannati all’ergastolo del dolore… non sarebbe rispettoso e tantomeno dignitoso. Nessuno di noi ha mai cercato vendetta, ma abbiamo sempre chiesto a gran voce giustizia, soltanto verità e giustizia», conclude il Comitato.
La comunità dei familiari delle vittime chiede che il percorso giudiziario non venga interrotto proprio ora che si è riaperta la possibilità di accertare le responsabilità. Il timore è che la lentezza della macchina giudiziaria trasformi la speranza in frustrazione, vanificando anche la recente sentenza della Suprema Corte. «Dopo tanto strazio e lotta, non possiamo accettare che la giustizia si inceppi in questo modo. Sarebbe una beffa insopportabile», ribadiscono.