A venticinque anni dalla tragedia, si chiude con una sentenza definitiva il doloroso iter giudiziario legato alla morte di Marco Vittori, giovane di 27 anni originario di Amelia, deceduto nella notte del 7 agosto 2000 in un incidente lungo il raccordo autostradale Terni-Orte. La Corte Suprema di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Anas, confermando quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio: la responsabilità dell’ente gestore della strada è totale e diretta.
Un dramma generato da carenze strutturali
Il drammatico incidente si verificò all’altezza del viadotto Seditore. Dopo un primo urto contro le barriere laterali, Vittori cercò rifugio oltre il guardrail, senza rendersi conto dell’assenza di una soletta tra le due corsie della carreggiata. Il giovane precipitò nel vuoto da un’altezza di venticinque metri, trovando la morte sul colpo. Con lui perse la vita anche un altro passeggero dell’auto, un 28enne di Porto Sant’Elpidio.
L’elemento che ha caratterizzato il caso è la presenza di un pericolo occulto, dovuto a carenze infrastrutturali gravi: mancanza di illuminazione, assenza di segnaletica adeguata, parapetti antiscavalcamento inesistenti e, soprattutto, un vuoto tra le carreggiate non visibile durante le ore notturne.
Le pronunce giudiziarie
La Corte d’Appello di Perugia aveva già condannato l’Anas, ritenendola unica responsabile della tragedia. I giudici avevano infatti evidenziato come le condizioni della strada costituissero una trappola invisibile per qualunque automobilista, escludendo ogni eventuale responsabilità da parte delle vittime. La condotta di Vittori fu ritenuta razionale, frutto dell’istinto di sopravvivenza in una situazione d’emergenza.
Con la recente sentenza, la Suprema Corte ha sancito il principio secondo cui la sicurezza reale degli utenti prevale sulla semplice conformità normativa delle infrastrutture al momento della loro costruzione. La responsabilità del gestore, ha sottolineato la Cassazione, è estesa alla necessità di garantire che le strade non presentino pericoli nascosti.