Leolandia Umbria lancia un ultimatum: senza nuovi soci entro il 2025, la società verrà liquidata. È quanto emerge dalla recente assemblea dei soci tenutasi il 30 aprile 2025, dove è stata formalizzata la decisione del partner principale, Leolandia di Bergamo, di non partecipare più direttamente all’iniziativa. Il parco di divertimenti, inizialmente previsto a San Liberato di Narni, rischia così di restare solo un progetto mai realizzato.
Il ritiro di Leolandia Bergamo e l’incognita sul futuro
Leolandia Bergamo ha espresso la volontà di assumere solo un ruolo consulenziale, limitandosi al trasferimento del proprio know-how, senza però investire né partecipare attivamente nella società. Di fronte a questo passo indietro, gli altri soci locali, con il supporto del Comune di Narni e della Regione Umbria, hanno ricevuto mandato per esplorare il territorio alla ricerca di nuovi imprenditori disposti a subentrare nella compagine societaria. Obiettivo: rilanciare l’iniziativa adattandola al contesto post-pandemico dei parchi divertimento.
Un progetto ambizioso nato nel 2017
Il progetto Leolandia Umbria nasce nel 2017, frutto della collaborazione tra imprenditori locali e i fondatori dello storico parco lombardo. L’area individuata per il nuovo parco copre quasi 10 ettari vicino all’autostrada A1 e alla stazione ferroviaria, un punto logisticamente strategico. L’iniziativa prevedeva 24 attrazioni, ristoranti, un family hotel e una capacità iniziale di 300.000 visitatori annui.
L’investimento stimato superava i 36 milioni di euro, di cui quasi 7 milioni a fondo perduto e altri 17 milioni in finanza agevolata, richiesti tramite Invitalia nell’ambito del programma per l’“area di crisi complessa di Narni e Terni”. I soci avrebbero contribuito con circa 12 milioni. Il piano prometteva 250 posti di lavoro diretti, oltre all’indotto economico e turistico per tutta l’Umbria meridionale.
Il colpo del Covid e la fine di un’opportunità
Nonostante l’appoggio istituzionale e politico a livello locale e regionale, la risposta positiva di Invitalia arrivò soltanto a fine febbraio 2020, proprio mentre l’Italia entrava nel primo lockdown. Il progetto venne congelato, e i successivi anni di incertezza nel settore dei parchi tematici hanno affossato ogni ulteriore tentativo.
Leolandia Umbria aveva successivamente proposto una revisione del progetto, aggiornata alle esigenze sanitarie e logistiche post-Covid, ma Invitalia ha rifiutato di accettare modifiche parziali, imponendo la ripresentazione dell’intero iter burocratico. Di fronte a questa impasse, e alla crescente difficoltà a reperire nuovi investitori, la società ha già approvato la possibilità di avviare la liquidazione entro la fine del 2025, qualora non si trovino soggetti imprenditoriali disposti a rilanciare l’iniziativa.
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