Avrebbe dovuto essere solo un incontro-testimonianza per raccontare l’esperienza di una giovane liceale che in fuga dalle bombe di Gaza ha trovato rifugio a Lugnano in Teverina insieme alla famiglia, e invece l’incontro organizzato dal Comune di Lugnano, dall’UniTre e dalla professoressa Silvia Bombara allo Spazio Fabbrica si è trasformato in un evento in cui si è arrivati a negare la matrice terroristica di Hamas.
Questo perchè all’incontro- svoltosi venerdì sera 30 giugno – oltre a Malak AlShami, la giovane liceale, ha preso parte anche Youssef Salman, fondatore dell’associazione “Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese”. Il quale non ha usato mezzi termini: “Noi lottiamo per una causa giusta: quelli che i sionisti chiamano terroristi, sono la resistenza. E proprio l’Italia è nostra maestra in questo, i partigiani che hanno liberato l’Italia dal fascismo”.
Insomma, una narrazione pericolosa, che di fatto minimizza gli eventi del 7 Ottobre. Se infatti Salman li condanna, poi inserisce un distinguo che di fatto quasi li legittima: “Condanniamo il 7 ottobre, ma anche l’altra parte deve condannare quanto è stato fatto a Gaza: noi il 7 ottobre lo viviamo tutti i giorni da 77 anni”.
E sulla possibile soluzione due popoli-due stati dice: “Va benissimo. Ma allora Israele non può continuare ad inviare coloni che tolgono la terra ai palestinesi. Siamo un popolo di contadini, a cui non puoi togliere la terra”. Un incontro a senso unico, nel quale è stata strumentalizzata anche la prestigiosa collezione di ulivi da tutto il Mondo che ha sede a Lugnano, perchè Salman ha ricordato “il taglio di centinaia di ulivi da parte degli israeliani”.
Il sindaco Alessandro Dimiziani, da parte sua ha cercato di spegnere la polemica ricordando come nella collezione convivano ulivi israeliani, palestinesi e italiani e dunque invitando alla pacifica convivenza fra popoli.
Quanto alla giovane rifugiata e alla sua famiglia, hanno ricordato il lungo viaggio da Gaza a Lugnano attraverso il corridoio umanitario in Egitto, fra mille disagi, poca acqua, poco cibo e sotto le bombe dove Malak ha perso il nonno. Applausi commossi per la storia umana da un borgo che è da sempre centro e simbolo di accoglienza ed integrazione e sicuramente saprà far sentire a casa la giovane e la sua famiglia.