Il lago di Piediluco versa in condizioni ambientali critiche, frutto di trasformazioni storiche e recenti scelte urbanistiche che ne hanno compromesso l’equilibrio naturale. Lo rivela una relazione firmata dal dottor Maurizio Borseti, incaricato dal sindaco di Terni per far luce sulle cause del degrado che interessa le sponde del lago e le proprietà immobiliari della zona.
L’analisi si apre con una ricostruzione storica che pone le radici del problema già negli anni Venti del Novecento, quando l’avvio delle attività idroelettriche segnò l’inizio di profonde modifiche ambientali. L’opera più impattante risale al 1975 con la realizzazione del “Drizzagno”, un canale che ha inciso profondamente sul regime idrico del bacino. La conseguenza fu un lento ma continuo processo di interramento del fondale, perdita di qualità delle acque e crescente instabilità delle sponde.
Il dissesto non è riconducibile solo all’azione erosiva naturale, ma anche – e soprattutto – a una serie di interventi antropici prolungati nel tempo, spesso realizzati senza una visione sostenibile. Tra questi, l’espansione urbanistica e l’edificazione di strutture lungo le rive, hanno accelerato il degrado. Un caso emblematico è rappresentato dalla costruzione di una passerella pedonale nel 2002. Un’opera che, secondo una recente sentenza della Corte d’Appello di Perugia, ha contribuito all’aggravamento della situazione a causa dell’assenza di adeguate precauzioni.
La responsabilità del Comune di Terni è stata riconosciuta in sede giudiziaria, seppur in misura parziale, sottolineando come le istituzioni locali abbiano avuto un ruolo nella gestione inadeguata del territorio lacustre. La sentenza ha aggiunto un tassello importante al quadro complessivo tracciato da Borseti, che nella sua relazione invita a superare l’approccio frammentario finora adottato.
Nel documento emerge con chiarezza la necessità di una regia coordinata per affrontare la crisi ambientale. Il degrado delle sponde e del fondale non può più essere gestito come una mera emergenza locale, ma va inserito in un progetto strategico di risanamento. Il rapporto insiste su questo punto: solo un’azione integrata, che coinvolga enti pubblici, cittadini e soggetti privati, potrà invertire una tendenza ormai storica.
La vicenda di Piediluco rappresenta un esempio emblematico di come politiche industriali e urbanistiche non sostenibili, protratte nel tempo, possano alterare in modo irreversibile ecosistemi delicati. E la relazione Borseti, oltre a fornire una fotografia tecnica della situazione, lancia un chiaro allarme: senza interventi tempestivi e mirati, il lago rischia di subire danni irreparabili.