Accolta in Umbria una famiglia proveniente da Gaza

L'annuncio dalla presidente della Regione Proietti: "Ce ne prenderemo cura"

In fuga dalla guerra, per trovare rifugio in Umbria. Grazie anche alla Regione che ha contribuito ad accoglierli e trovare loro un posto dove vivere. E’ così, che è stata accolta una famiglia proveniente da Gaza, composta da sei persone, padre, madre e quattro bambini. Persone che sono state di fatto strappate agli orrori della guerra in atto che coinvolge Israele, Palestina e Iran, ai quale verrà dato modo di vivere in maniera tranquilla in questa regione. A comunicare la cosa è stata la presidente della giunta regionale, Stefania Proietti.

VITE DA SALVARE. Ignota, al momento, la località dove questa famiglia è stata accolta. Si tratta delle ultime persone che sono riuscite a uscire dai loro confini dopo la guerra con l’Iran. Per ovvie ragioni, la cosa è avvenuta lontano da riflettori mediatici. La governatrice regionale Proietti spiega: “Siamo riusciti a salvare queste vite di cui ci prenderemo cura. Il nostro Statuto e l’ordinamento dello Stato ci chiamano alla cooperazione internazionale e ci chiedono di attivarci per salvare queste persone. L’Italia deve avere il coraggio di riconoscere la Palestina come Stato, permettendo l’attivazione dei corridoi umanitari“.

DUE POPOLI E DUE STATI. La presidente della Regione rilancia l’esigenza di avere in terra santa due popoli e due stati, cosa da lei considerata come l’unica soluzione possibile. “Serve – ha detto – una diplomazia in grado di risolvere davvero le controversie internazionali. L’Umbria ha sempre avuto rapporti con la Palestina, anche per i gemellaggi con le loro città. Non abbiamo rapporti commerciali con Israele da interrompere“. Stefania Proietti parla anche dell’importanza del ruolo del Vaticano (“la cosa ci aiuta, visto che esso ha riconosciuto la Palestina nel 2015“) e della presa di posizione della premier Giorgia Meloni (“positivo che sia intervenuta per condannare gli attacchi contro la popolazione civile“). Ha poi annunciato l’impegno perché in Conferenza Stato-Regioni si arrivi ad un atto “dirompente e coraggioso” e all’interruzione di ogni cooperazione militare.

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