“Università a Terni: opportunità o illusione? Il perché che manca”

Il presidente di Umbria Energy Carlo Befani lancia la sfida: serve una visione chiara e ambiziosa, non un’università qualunque ma un motore di sviluppo identitario e competitivo

Carlo Befani

Presidente Befani, durante l’evento “Terni Città Universitaria” ha sollevato una questione tanto semplice quanto radicale: Terni vuole davvero l’università? Da dove nasce questa provocazione?

Da imprenditore, sono abituato a interrogarmi sul senso delle scelte, a valutare rischi e prospettive. Quella sull’università non è una domanda retorica, ma fondamentale: Terni la vuole davvero? E soprattutto, per farci cosa? Se non si parte da un “perché” condiviso, si rischia di inseguire un obiettivo solo per conformismo, sprecando risorse senza costruire futuro. L’università è uno strumento: serve a dare corpo a un progetto di città, a indirizzarne lo sviluppo nel tempo, a costituire una leva di competizione tra i territori.

In che modo l’università dovrebbe inserirsi nel “progetto Terni”?

Serve uno sguardo strategico, che guardi oltre l’oggi. L’università deve contribuire a realizzare la Terni che immaginiamo tra dieci anni. Deve diventare un perno identitario, una leva per attrarre talenti, competenze, innovazione. Proprio come la ricerca e sviluppo in un’azienda: non garantisce ritorni immediati, ma è l’unico modo per innovare davvero se vi è una visione di impresa a media gittata. Se manca una rotta, si rischia di fare investimenti alla cieca: senza direzione, senza valore reale.

Secondo lei, che tipo di università servirebbe a Terni per essere competitiva e non marginale?

Non possiamo limitarci a creare un’università “di prossimità”, come si usava in passato, pensata per chi non può permettersi di studiare altrove. È una visione miope che non tiene conto del profondo mutamento della domanda: oggi gran parte dei maturati va a studiare lontano da casa, quando ho fatto la maturità io si andava a Roma o Perugia, con pochissime eccezioni. Se quindi la domanda è ormai quantomeno nazionale, e non locale, dobbiamo pensare a un’offerta unica, differenziante, distintiva, che abbia appeal nazionale e internazionale. Qual è il nostro tratto distintivo? Qual è la nostra proposta di valore? È lì che dobbiamo concentrare gli sforzi, in coerenza con il tratto distintivo che vogliamo dare alla città. Solo così potremo attrarre studenti, risorse, riconoscibilità. In un contesto di competizione globale, chi non ha un’identità forte è destinato a essere irrilevante.

Quali sono quindi, in sintesi, le domande giuste da porre oggi a Terni?

Due, fondamentali: se veramente vogliamo un’università e, se la risposta è sì, come possiamo proporre un’offerta formativa distintiva come leva di sviluppo del territorio. Senza rispondere a queste domande, tutto il resto – piani, strutture, accordi – rischia di diventare un esercizio sterile e autoreferenziale. Invece l’università può e deve essere un investimento ad alto potenziale, una scelta consapevole che contribuisca a dare a Terni una nuova identità, più forte, più attrattiva, più lungimirante.

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