Pendolari tra Terni e Roma: numeri, disagi e prospettive

Dalla petizione alle ore perse sui treni: serve un futuro autonomo, non una Terni satellite di Roma

DANILO PIRRO

Architetto Pirro, lei è protagonista di una petizione che ha raccolto migliaia di firme. Ma partiamo da lei: che tipo di pendolare è?

Lavoro per una grande azienda a Roma e, dal 2002, ho alternato vita da residente a vita da pendolare. Anche mia moglie ha viaggiato ogni giorno: so bene cosa significa vivere tra Terni e Roma.

Da qui l’idea di uno studio?

Sì. Negli ultimi 25 anni i pendolari umbri sono arrivati a quasi 5.000. Roma, dal Giubileo in poi, è diventata un polo di attrazione economica enorme: edilizia, servizi, informatica. E Terni è diventata un serbatoio di forza lavoro.

Oggi quanti sono i ternani che prendono il treno ogni giorno?

Circa 2.000. La mia petizione, con oltre 3.000 adesioni, ha fotografato una realtà variegata: c’è chi fa smart working e viaggia solo pochi giorni, chi continua a farlo quotidianamente.

Che significa, in pratica, essere pendolare?

Vuol dire spendere circa 4 ore al giorno tra treni e spostamenti. Una vita logorante, fatta di ritardi, coincidenze mancate e soluzioni di fortuna come scooter o monopattini a Roma.

Che effetti ha tutto questo su Terni?

Enormi. A Roma portiamo ricchezza, a Terni restano poche ricadute. Il mercato immobiliare è emblematico: a Roma prezzi alle stelle, a Terni crollo fino a circa 1.000 € al metro quadro.

E dal punto di vista sociale?

Ci si sente cittadini a metà. A Terni si torna solo per dormire, e si perde anche l’interesse alla vita politica e sociale. È uno sradicamento che pesa.

Soluzioni?

Migliorare la stazione e i servizi, incentivare davvero lo smart working, rafforzare la rappresentanza dei pendolari. E soprattutto: smettere di sognare Terni come città satellite di Roma. Serve un futuro autonomo.

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