Uniti per non perdere la nostra linea: tre mesi di tempo per agire

Dal cuore ferroviario di Orte all’appello per una mobilitazione comune: “divisi si perde, uniti si vince”

Emma Mauri

Mauri, lei rappresenta i pendolari di Orte. Quanto è importante questo nodo ferroviario?

Fondamentale. Orte non è solo per gli ortani: è il centro nevralgico di umbri e laziali, da Amelia a Narni, da Viterbo a Montefiascone. Qui convergono migliaia di pendolari che raggiungono Roma ogni giorno.

Ha detto che le piace molto il titolo della conferenza, “Linea lenta unitaria”. Perché?

Perché finalmente si parla di unità. Dopo anni di campanilismi, abbiamo capito che da soli non si va da nessuna parte. Questa linea lenta collega le nostre città, ma noi vogliamo che sia potenziata la direttissima, quella costruita 50 anni fa che ha unito il Centro Italia a Roma.

C’è anche un tema di equilibrio con altri pendolari, giusto?

Esatto. Non dimentichiamo chi già viaggia sulla Orte-Fiumicino: loro hanno un treno ogni quarto d’ora e sono tantissimi, da Monterotondo a Fara Sabina. Il rischio è che il loro disagio aumenti se noi perdiamo spazi e orari.

Lei ha parlato di una vera corsa contro il tempo.

Abbiamo solo tre mesi. Se non otteniamo una proroga alla delibera che taglia le nostre tracce, sarà la débacle. Quelle tracce non torneranno mai più: la linea Roma–Orte è ambitissima, passano i treni per Milano, ed è ovvio che altri operatori – francesi, spagnoli – vorranno occuparla.

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