Avvocati ternani in visita al carcere: “Sovraffollamento impedisce percorsi rieducativi”

La Camera penale di Terni: "Suicidi più alti che all'esterno per ben 25 volte. “Lo Stato non può rispondere al crimine con altra violenza e non deve mai abbassarsi al livello del reo, anche in presenza dei crimini più efferati"

Una delegazione della camera penale di Terni ha effettuato oggi, 10 settembre, una visita ispettiva all’interno della casa circondariale di Terni, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in agosto” promossa dall’osservatorio carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane. L’obiettivo è chiaro: portare l’attenzione pubblica e istituzionale sulle condizioni in cui vivono i detenuti, in un momento in cui la crisi del sistema carcerario italiano tocca nuovi livelli di allarme.

“Purtroppo – spiegano gli avvocati ternani – non si arrestano né le agitazioni, né i disordini, dovuti alle persistenti carenze di personale, alla mancanza di assistenza sanitaria e psichiatrica, e a una situazione di sovraffollamento cronico. Intanto, i suicidi non accennano a diminuire”.

Il dramma dei suicidi in carcere continua a crescere senza sosta. Al 10 settembre 2025, si contano 61 suicidi nelle carceri italiane. Solo a Terni, si sono verificati almeno tre casi tra il 2024 e il 2025, facendo rientrare la struttura tra le nove più colpite del Paese. Un dato ancora più allarmante se confrontato con le statistiche generali: il tasso di suicidi in carcere ha raggiunto 14,8 su 10.000 detenuti nel 2024, a fronte dello 0,59 per la popolazione libera nel 2021.

“Ci si toglie la vita 25 volte di più in carcere rispetto alla società esterna – evidenziano dalla Camera penale – e questo dato non può essere ignorato da chi ha il dovere di vigilare sul rispetto dei diritti umani”.

Il sovraffollamento è uno dei fattori determinanti della crisi. Il dato ufficiale indica un sovraffollamento medio del 120%, ma in alcune strutture, come quella di Terni, il tasso ha superato il 130%. Un dato che si riflette direttamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza, e sulla capacità di offrire reali percorsi rieducativi.

Durante la visita, guidata dai membri del consiglio direttivo della camera penale di Terni, erano presenti rappresentanti dell’associazione Nessuno tocchi Caino e del consiglio dell’ordine degli avvocati. Hanno partecipato anche numerosi rappresentanti politici locali: i consiglieri regionali Matteo Giambartolomei, Eleonora Pace, Laura Pernazza, Maria Grazia Proietti, Andrea Romizi, Stefano Lisci e i consiglieri comunali Marco Celestino Cecconi, Marco Iapadre, Agnese Passoni e Mirko Presciuttini. La presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, insieme al vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori e all’assessora al welfare del Comune di Terni Viviana Altamura, ha inviato un attestato di solidarietà, pur non potendo partecipare di persona.

“La visita rappresenta un’importante occasione di confronto su temi troppo spesso ignorati – sottolineano i promotori – perché, come ricordava Calamandrei nel 1948, ‘bisogna vedere, esserci stati, per rendersi conto di cosa siano certe carceri italiane’”.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione per un sistema penale più giusto e umano. Gli avvocati ternani ricordano che il principio di umanità della pena è “un valore fondante della civiltà giuridica”, e che lo Stato deve essere “il primo custode del rispetto della dignità, anche nei confronti di chi ha sbagliato”.

“Lo Stato non può rispondere al crimine con altra violenza – ribadiscono – e non deve mai abbassarsi al livello del reo, anche in presenza dei crimini più efferati. È questa la linea di demarcazione tra pena e vendetta, che definisce una giustizia autenticamente civile”.

Secondo la camera penale, non basta costruire nuovi penitenziari per risolvere l’emergenza: servono riforme strutturali e misure alternative alla detenzione, soprattutto in fase cautelare. Occorre rivedere la classificazione dei reati, il sistema sanzionatorio e promuovere un approccio basato su un vero “umanesimo penale”, che possa ridurre l’ingresso nelle carceri e garantire il rispetto del principio del minimo sacrificio necessario della libertà personale.

Il 90% dei suicidi avviene in istituti sovraffollati, e questo dato non può essere sottovalutato – concludono – perché rappresenta la testimonianza più drammatica dell’urgenza di un cambiamento radicale”.

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