Marco Sciarrini (Io Sono Una Persona Per Bene) La salute è una visione, non un edificio

La localizzazione del nuovo ospedale non può essere il punto di partenza: Terni deve definire prima che idea di salute e di futuro vuole costruire.

Marco Sciarrini

Da dove bisogna partire per parlare seriamente di salute pubblica?
Dalla visione complessiva, non dall’opera singola. La salute non si riduce a un ospedale o a una struttura sanitaria, ma nasce da un insieme di politiche e scelte che riguardano ambiente, welfare, mobilità e qualità della vita. Un territorio sano è quello in cui sanità, servizi e comunità si tengono insieme, dove prevenzione, educazione e inclusione sono parti essenziali di una stessa strategia.

Qual è il ruolo della città in questo disegno?
Terni deve diventare una comunità capace di costruire salute attraverso scelte condivise e consapevoli. Gli ospedali curano, ma la salute si coltiva prima, nei comportamenti quotidiani e nella qualità dell’ambiente. Bisogna tornare a pensare la città come un organismo che genera benessere: dai quartieri accessibili alle aree verdi, dalle scuole inclusive ai servizi sociali diffusi.

Molti vedono la costruzione del nuovo ospedale come priorità assoluta. È daccordo?
Certamente un passaggio importante ma occorre definire   prima quale modello di salute vogliamo, altrimenti rischiamo di realizzare un contenitore privo di senso. L’ospedale deve essere l’espressione di una visione di comunità e di un sistema territoriale efficiente, non una risposta tecnica isolata o un simbolo politico.

Quali strumenti servono per realizzare questa visione?
Un dialogo costante tra cittadini, istituzioni, operatori sanitari e mondo associativo. La salute pubblica si costruisce con partecipazione, trasparenza e confronto. Servono percorsi di ascolto e decisione condivisi, tavoli permanenti che uniscano competenze diverse e permettano di pensare al lungo periodo, non solo alle emergenze.

Terni è una città che invecchia. Come si deve intervenire?
Con un welfare di prossimità, assistenza domiciliare e servizi diffusi. Bisogna rafforzare le reti territoriali che intercettano il bisogno prima dell’emergenza, potenziare la medicina di base e i servizi integrati. Le persone devono potersi curare vicino a casa, in una rete coordinata che metta al centro la prevenzione e la dignità.

Che cosa serve allora?
Uscire dalla logica del campanile e costruire una visione comune. La localizzazione dell’ospedale è solo l’ultimo tassello di un progetto più grande: quello di una città che torna a pensarsi viva, inclusiva e capace di prendersi cura di sé stessa e in grado di tornare ad esercitare (anche grazie al nuovo nosocomio) un ruolo di attrazione territoriale fuori dalle visioni municipalistiche. La salute pubblica è il risultato di un patto civile, un impegno collettivo che unisce scelte, comportamenti e responsabilità verso il futuro.

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