Chiede indietro al Ssn 70.000 Euro di rette della Rsa: “Dovevate pagarle voi, non mia madre”

Un caso che potrebbe aprire la strada a numerose richieste di ristoro per le famiglie che sostengono il costo delle residenze protette per malati di Alzheimer.

Il calvario di una famiglia ternana diventa ora il punto di partenza per una causa legale storica. Un figlio che ha visto sua madre affetta da Alzheimer, malattia che ha richiesto il ricovero in una residenza protetta, chiede il risarcimento delle spese sostenute per l’assistenza alla madre durante gli anni di malattia. La cifra è impressionante: oltre 70.000 euro versati per i costi delle rette, una spesa che il figlio ritiene non dovesse gravare su di lui, ma sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ne parla Il Messaggero.

La storia ha inizio nel 2017, quando la donna, di 74 anni, comincia a mostrare comportamenti anomali, un segno che allarma la famiglia. L’anno successivo, la diagnosi di Alzheimer grave segna l’inizio di un lungo calvario.
Dopo un incidente domestico, durante il quale la signora si ustiona gravemente, il ricovero in ospedale è inevitabile. Le sue condizioni di salute peggiorano, tanto che, una volta dimessa dal Santa Maria, viene trasferita in una residenza sanitaria assistenziale (RSA Le Grazie).

Con il peggiorare delle condizioni della madre, la famiglia è costretta a fare domanda all’Usl Umbria 2 per un inserimento in una residenza protetta, dal momento che le cure domiciliari non sono più sufficienti.
Nonostante la copertura parziale da parte del SSN, la famiglia si trova a dover sostenere una retta di 1.400 euro al mese, con un importo che aumenta nel tempo a causa della necessità di cure 24 ore su 24.

Nel 2023, dopo il decesso della madre, il figlio si rende conto dell’onere economico che ha dovuto sostenere negli anni. Nonostante i tentativi di fare valere il proprio diritto a una cura assistenziale finanziata dallo Stato, la famiglia si trova sola a fronteggiare spese insostenibili.
Il figlio decide quindi di presentare un atto giudiziario al tribunale civile, chiedendo che il Servizio Sanitario Nazionale restituisca le somme pagate per le rette della residenza protetta.

Gli avvocati del figlio sostengono che, secondo le normative italiane, le prestazioni sanitarie per malattie come l’Alzheimer debbano essere a carico del SSN, e che le prestazioni assistenziali legate alla salute del paziente, come quelle fornite nelle residenze protette, dovrebbero essere finanziate dal fondo sanitario nazionale. “Le prestazioni sanitarie integrate, come quelle necessarie per l’assistenza agli anziani malati di Alzheimer, devono essere a carico delle ASL e quindi del SSN – spiegano i legali. – L’intervento sanitario non può essere separato da quello assistenziale.”

La causa civile, che avrà la sua prima udienza il 24 febbraio, potrebbe costituire un precedente importante, non solo per questa famiglia, ma per tutte le famiglie italiane che si sono trovate nella stessa condizione, a dover pagare rette per residenze protette nonostante l’obbligo del SSN di farsi carico di tali costi.
Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta, si aprirebbe la strada a una serie di risarcimenti per i familiari che, come in questo caso, si sono trovati costretti a pagare decine di migliaia di euro per il ricovero di parenti anziani affetti da malattie invalidanti.

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5 mesi fa

Esistono moltissime cause, ma le sentenze negli ultimi anni sono quasi tutte sfavorevoli verso gli utenti/pazienti, non ci sono più soldi per nulla…

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